Le previsioni dell’Fmi sulla crisi nel Golfo
Con i prezzi attuali, «la famiglia media dell’Ue perderebbe circa 375 euro nel 2026, pari allo 0,7% del consumo medio, a causa di tutti gli aumenti di prezzo». È questa la previsione illustrata ieri all’Eurogruppo dal vicedirettore per l’Europa del Fondo monetario internazionale, Oya Celasun.
Da Paese a Paese le variazioni possono variare: si va dai 620 euro della Slovacchia a 134 euro della Svezia, fino allo scenario più “grave” e cioè ad una perdita media di 1.750 euro. Per quanto riguarda le stime sull’Italia, secondo il Fmi l’impatto stimato è di 450 euro nello scenario base e di 2.270 euro per quello più grave.
Oltre ad un allarme sugli spread, in particolare, per quei titoli di Stato, su cui grava un alto debito pubblico, l’Fmi ha avvisato anche che gli interventi scelti dagli Stati per mitigare l’impatto del prezzo dei carburanti, come, ad esempio, il taglio delle accise su benzina e gasolio, pur essendo temporaneo, «stanno distorcendo i prezzi di mercato dell’energia». Inoltre, quanto alla battaglia che l’Italia sta portando avanti in Europa – e cioè il superamento o allo stop del Patto di Stabilità – l’Fmi avvisa che il ricorso alla clausola di salvaguardia “generale o nazionale” del Patto di stabilità è «pensato per circostanze straordinarie» e «al momento, non sembriamo trovarci in uno scenario del genere». Eppure, è lo stesso Fmi a parlare di «shock». Come intervenire, allora? Secondo il Fondo occorre puntare su interventi a favore delle famiglie e delle imprese vulnerabili ma in modo «contenuto e prudente» e, quindi, tale da essere facilmente compensato dai governi all’interno dei bilanci esistenti. Proprio sicuri che un intervento «contenuto e prudente» sarà risolutivo?