di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
In occasione del Primo Maggio, da tempo l’Ugl ha avviato una nuova consuetudine, quella di pubblicare, in concomitanza con la Festa dei Lavoratori, uno studio su un particolare aspetto del mondo del lavoro italiano. Quest’anno, assieme alla Luiss Business School, il nostro sindacato ha svolto una ricerca su ‘L’impatto delle forze trasformative globali sul comparto manifatturiero in Italia e i pilastri di un nuovo patto sociale’. Alla base di questa scelta, il fatto che il manifatturiero italiano sia una colonna portante della nostra economia e della nostra occupazione, oltre che un importante attore internazionale. Un settore, però, nel quale persistono alcune criticità sistemiche da non sottovalutare. I dati aggiornati li fornisce il nostro studio: l’Italia è seconda in Europa ed ottava al mondo nell’ambito manifatturiero, con il 13% del valore aggiunto europeo ed il 2,1% di quello globale, realizza il 50% della spesa privata in Italia in ricerca e sviluppo e presenta mediamente livelli di produttività superiori rispetto agli altri comparti. Non solo: l’analisi mostra che il settore è in crescita con un +15% di fatturato, +17% di valore aggiunto, +26% di margine lordo e +22% di investimenti lordi. Nello stesso lasso di tempo è cresciuta anche l’occupazione, arrivando a quasi 4,4 milioni nel 2024, il secondo valore più alto in Europa, ed è aumentata anche la competitività internazionale, con esportazioni per il 50% della produzione e un surplus commerciale di circa 120 miliardi di euro. Per quanto riguarda, invece, i punti deboli, innanzitutto la bassa produttività, accompagnata da salari in calo, del 4% in termini reali, poi il costo troppo alto dell’energia, un 30% in più rispetto alla media Ue, gli scarsi investimenti in innovazione rispetto ai competitor, tema legato anche al fattore della modesta dimensione media delle imprese italiane, anche se la tendenza è in cambiamento, e, infine, il deficit di competenze, con un fabbisogno di profili Stem nelle aziende superiore del 20% rispetto all’offerta disponibile. Il tutto in un contesto di trasformazione dei processi produttivi e dell’economia globale. Per mantenere i dati positivi e, allo stesso tempo, smussare le criticità, per difendere la centralità del nostro manifatturiero, sia dal punto di vista economico che occupazionale, è urgente la definizione di un nuovo Patto Sociale, che dia vita a un modello di azienda in cui i percorsi di carriera siano legati allo sviluppo certificato delle competenze, in un contesto di formazione continua, in cui crescita dell’impresa e della qualità del lavoro vadano di pari passo, tramite welfare aziendale e modelli retributivi che garantiscano una distribuzione equa dei benefici derivanti dalla crescita della produttività, a partire dalla partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle imprese, con nuove relazioni industriali fondate su una piena collaborazione tra capitale e lavoro italiano.