Ritorna la guerra commerciale Usa: dazi sulle auto Ue al 25%. Sia gli Usa sia l’Ue europea avevano precedentemente confermato il loro impegno a preservare il quadro commerciale, noto come Accordo Turnberry
Mentre l’Italia è in attesa per il programma della visita del segretario di Stato americano, Marco Rubio, – si dice, prima in Vaticano e poi a Roma, – una nuova minaccia è piombata sul tavolo dal presidente Usa, Donald Trump, all’Unione europea. L’annuncio è arrivato dai social media: aumento al 25% i dazi su auto e camion importati nel Paese dall’Ue. Immediate le reazioni delle istituzioni Ue – «inaccettabile» è stato il commento dell’Europarlamento, «ci riserviamo ogni azione» quello della Commissione Ue – ma, neanche a dirlo, non tutti sono d’accordo sul da farsi. Anche se secondo l’eurodeputato tedesco Bernd Lange la minaccia di Trump sembra più che altro avere come obiettivo la Germania, dopo le critiche del cancelliere Friedrich Merz agli Stati Uniti sulla guerra in Iran, c’è poco da stare tranquilli. Intanto perché si teme un’ulteriore mazzata su acciaio e alluminio e, in ogni caso, essendo la nostra una Unione, la situazione, in primis per l’Auto, settore già in ginocchio, va risolta. Mercoledì ci sarà un confronto tra la presidenza di turno cipriota (che rappresenta gli Stati), la Commissione e l’Europarlamento, ma non sarà facile trovare una sintesi, anche perché era in via di conclusione l’iter di approvazione dell’accordo sui dazi stipulato tra Ue e Usa a luglio 2025 in Scozia (in sintesi, una tariffa del 15% sulla maggior parte delle merci. L’incontro o trilogo serve a decidere se inserire o meno le clausole di salvaguardia nell’intesa, cosa che rischia di alimentare ulteriormente le divisioni interne già emerse in passato. Quelli convinti della necessità di inserire le clausole di salvaguardia, dopo l’ultima uscita di Trump, lo sono ancora di più; quelli, invece, che non lo erano, a maggior ragione non lo sono oggi perché per disinnescare la crisi appena riaperta, sarebbe meglio approvare i testi nella loro versione originaria. Infatti, una delle argomentazioni portate da Trump a sostegno della sua mossa è che l’Ue non sta rispettando l’accordo commerciale «pienamente concordato». Trump ha anche definito gli alleati europei Spagna e Italia «assolutamente orribili» per il loro rifiuto di essere coinvolti nella guerra in Iran. Ma è, in effetti, la Germania, dalla quale sono appunto arrivate critiche pesanti sulla gestione da parte degli Usa della crisi a Hormuz, a rischiare di pagare il prezzo più alto, vista la sua quantità significativa di esportazioni di auto dall’Ue. Le risposte a parole dell’Ue sono state molto dure, ma sono sempre i fatti a contare.