Prezzi, Federdistribuzione chiede «responsabilità e interventi europei». L’impegno ad assorbire le pressioni inflattive non sarà sostenibile a lungo

Come è emerso dai dati diffusi oggi dall’Istat – e che saranno approfonditi in altre pagine – le stime preliminari diffuse per aprile 2026 fotografano un ritorno alla crescita dell’inflazione in Italia: indice generale dei prezzi al +2,8% su base annua, carrello della spesa al +2,5%, un’inversione di tendenza rispetto ai mesi precedenti. È un problema in primis per consumatori, lavoratori, famiglie e per chi vive di reddito da pensione, ma anche per Federdistribuzione, organizzazione di categoria che rappresenta in Italia le imprese della distribuzione moderna (sia alimentare sia non alimentare) e che riunisce le principali catene della grande distribuzione organizzata (GDO), operando come portavoce nelle sedi istituzionali. Cosa ha dichiarato oggi Federdistribuzione? «I dati diffusi dall’Istat, relativi alle stime preliminari sui prezzi al consumo del mese di aprile 2026, confermano un andamento dell’inflazione in controtendenza rispetto ai mesi scorsi. Cominciano a manifestarsi i primi effetti della crisi in Medio Oriente, in particolare sui beni energetici». «La chiusura dello Stretto di Hormuz – aggiunge Federdistribuzione – sta determinando un aumento dei costi energetici, dei carburanti e dei fertilizzanti, con effetti che iniziano già a riflettersi lungo l’intera filiera. Anche le imprese del retail moderno, per loro natura energivore – tra trasporti, gestione della catena del freddo e climatizzazione dei punti vendita – stanno affrontando un incremento significativo dei costi operativi», ha sottolineato Carlo Alberto Buttarelli, presidente dell’organizzazione. E quindi?  «In questo contesto complesso, il settore è impegnato ad assorbire, per quanto possibile, tali pressioni, con l’obiettivo di tutelare le filiere produttive e il potere d’acquisto delle famiglie»; chissà se su questo saranno tutti d’accordo i consumatori. Ma Buttarelli ha avvisato: «Se questa situazione dovesse protrarsi, le imprese distributive non sarebbero in grado di sostenere da sole gli aumenti senza adeguati interventi. È quindi necessario agire tempestivamente, sia a livello nazionale che europeo, per riequilibrare le dinamiche dei costi lungo le filiere, sia agroalimentari sia del retail specializzato, già penalizzate da una domanda interna debole, che questo clima di incertezza tende ad aggravare. In uno scenario ancora difficile da prevedere per durata e intensità, come Federdistribuzione ribadiamo l’importanza di un’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori della filiera. Le imprese della Distribuzione Moderna continueranno a fare la propria parte per evitare dinamiche che possano trasferire sui cittadini costi non giustificati da reali condizioni di mercato». Dunque, gli avvisi si moltiplicano e bisognerà presto ascoltarli.