di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Il decreto Primo Maggio sul lavoro, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, si muove in una direzione orientata a sostenere la buona occupazione e la crescita del tessuto produttivo, senza rinunciare al ruolo centrale delle parti sociali. La dote, 934 milioni di euro, per una platea stimata di 4 milioni di lavoratori interessati. In attesa di valutarlo nel suo insieme, il nuovo decreto lavoro merita un giudizio complessivamente positivo. Particolarmente significativo il pacchetto di incentivi alle assunzioni, che punta su giovani e donne con strumenti di decontribuzione estesa: si tratta di un segnale importante, soprattutto per favorire l’ingresso stabile nel mondo del lavoro e ridurre i divari territoriali, con la scelta di rafforzare ulteriormente gli interventi nella Zona economica speciale per il Mezzogiorno, riconoscendo la necessità di politiche mirate, un passo avanti nella giusta direzione. Riguardo alle nuove forme di lavoro, in particolare quello dei rider, per i quali vengono introdotte alcune garanzie a contrasto del fenomeno del caporalato, riteniamo che lo Spid sia solo una parte della soluzione, mentre sarebbe più opportuno il riconoscimento facciale accompagnato da una norma che regolarizzi la trasparenza della composizione della tariffa oltre che dell’algoritmo. Importante la scelta di legare i benefici al rispetto del cosiddetto ‘salario giusto’, ovvero il trattamento economico complessivo percepito dal lavoratore, coerente con il nostro sistema di relazioni industriali, valorizzando la contrattazione collettiva, con l’obiettivo di contrastare fenomeni di dumping salariale, senza però ricorrere a soluzioni calate dall’alto come il salario minimo, preservando il confronto tra le parti sociali. Utile l’intervento sui rinnovi contrattuali, che introduce un meccanismo di salvaguardia automatica in caso di ritardi, anche se la previsione inizialmente prospettata sarebbe stata più incisiva per la tutela del potere d’acquisto dei lavoratori. Infine, le disposizioni sulla conciliazione tra vita e lavoro e sul sostegno alla natalità favoriscono un approccio flessibile all’organizzazione aziendale, incentivando modelli orientati al benessere e alla continuità professionale, specie in favore delle lavoratrici, dato che questa resta una delle cause principali della sottorappresentazione femminile nel mondo del lavoro. Il decreto appare come un intervento equilibrato, che affronta diverse criticità con strumenti concreti. Ora sarà fondamentale garantire efficacia applicativa e continuità nel confronto con le parti sociali, per tradurre le norme in risultati tangibili per lavoratori, anche, seguendo l’appello, che l’Ugl condivide, del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, attraverso la sottoscrizione di un nuovo patto Sociale con tutti i corpi intermedi per promuovere il lavoro di qualità e lo sviluppo del Paese.