SI TRATTA DI UN INTERVENTO COMPLESSIVO DA 900 MILIONI DI EURO, FINO A 1 MILIARDO, PER MISURE MIRATE A INCENTIVARE IL LAVORO STABILE

Sul tavolo del Consiglio dei Ministri di oggi, l’atteso Dl Lavoro, che contiene un intervento complessivo da 900 milioni di euro, fino a 1 miliardo, da destinare a misure mirate a dare slancio al lavoro e uscire, attraverso lo strumento più “spedito” del decreto proposto dalla ministra del Lavoro Marina Calderone, dalla stagnazione che il blocco dello Stretto di Hormuz rischia di innescare, attraverso interventi mirati a favore dell’occupazione giovanile e nel Mezzogiorno.
Entrando nel merito di alcune delle misure, secondo una bozza antecedente poche ore l’inizio del CdM: bonus con esoneri contributivi su Zes e alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro per gli under 34 a favore di datori di lavoro privati che dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026 assumono personale con contratto a tempo indeterminato; interventi per affrontare il caporalato digitale con una misura in favore dei rider e cioè, in caso di lavoro intermediato da piattaforma web, l’accesso del lavoratore può avvenire con SPID, CIE o CNS, oppure tramite un account con autenticazione a più fattori, nel rispetto del Codice dell’Amministrazione Digitale; la questione del salario povero e cioè la risposta del governo alla battaglia sul salario minimo portata avanti dalle opposizioni, che negli scorsi anni avevano depositato un testo contenente un salario minimo di 9 euro l’ora; per i settori non coperti da contrattazione collettiva, si stabilisce che il trattamento economico complessivo, specifica il testo secondo una bozza, «non può essere inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale, il cui ambito di applicazione sia maggiormente connesso all’attività effettivamente esercitata dal datore di lavoro»; in caso di mancato rinnovo di contratti collettivi di lavoro scaduti, entro i primi dodici mesi successivi alla naturale scadenza, «le retribuzioni sono adeguate», a titolo di anticipazione forfettaria, alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo, entro il tetto massimo del 50% annuo. Infine, proroga per altri tre anni, cioè fino al 2029, della possibilità per il lavoratore di uscire con un anticipo fino a sette anni (anziché quattro) grazie all’isopensione, l’esodo a carico delle aziende con almeno 15 dipendenti e interessate da eccedenze di personale.