Condizioni di lavoro dei rider, l’indagine Ugl. Ugl Rider è il sindacato nato nel 2020 come nuovo soggetto associativo e per dare voce ai rider che si erano riuniti per mantenere lo status di lavoratore autonomo
Si è svolta oggi a Roma la conferenza stampa organizzata da UGL Rider, obiettivo operazione verità sulle condizioni di lavoro di questa particolare categoria, che è assurta a vero e proprio laboratorio del lavoro, poiché rappresenta «una delle espressioni più evidenti della trasformazione del mercato del lavoro nell’era dell’economia digitale», è scritto nel rapporto diffuso oggi intitolato “Indagine sulle condizioni di lavoro dei rider 2026” e presentato dal segretario nazionale UGL Rider e dal Segretario Generale UGL, Paolo Capone. L’UGL Rider ha elaborato, sulla base di compilazione di singoli questionari da parte dei rider iscritti al sindacato e non, uno studio sulle vere condizioni di lavoro dei ciclofattorini del food delivery, poiché, a febbraio 2026, l’industria del Food Delivery e, in particolare, le piattaforme di GLOVO e DELIVEROO sono state destinatarie di una inchiesta/provvedimento della Procura di Milano che ha per entrambi le piattaforme riscontrato il reato di sfruttamento e caporalato digitale, arrivando a dare un’immagine dei rider che li vede tutti sottopagati ovvero sfruttati e del lavoro in piattaforma come di una piaga sociale da espellere dall’economia del nostro Paese o regolamentata attraverso impianti di lavoro subordinato. È veramente così? Il quadro, ovviamente, presenta luci e ombre, ma la bilancia è spostata a favore dell’autonomia. Su un campione di 2.012 intervistati, il rider risulta essere uomo per il 95,67%, in possesso di licenza superiore per il 47,96%, è sposato per il 53,01%, con figli per il 52,96%, con una età compresa tra 31-50 anni per il 65,92%, italiano per il 71,19% e svolge l’attività di consegna del food come 1° lavoro per il 72,27%. Tuttavia, la percentuale dei migranti sale notevolmente al 45,9% al centro nord Italia, dove a fronte di 579 rider migranti intervistati, l’11% (64 lavoratori) dichiara di non essere in possesso di un permesso di soggiorno. Ciò vuol dire che questi ultimi «lavorano con account non intestato a loro e probabilmente devono riconoscere una quota del loro compenso al caporale». Da qui emerge «un fattore di Sfruttamento e caporalato digitale del 4,03% a livello nazionale. La soluzione – suggerisce il rapporto – è l’introduzione obbligatoria del riconoscimento facciale, FACE ID, da entrambe le piattaforme e il controllo della corrispondenza dei documenti ogni 3 mesi con la sospensione degli account non verificati». Il rider medio utilizza per il 70,63% lo scooter. Il rider lavora 6 giorni alla settimana per il 67% ,7 giorni alla settimana per il 23%, opera mediamente tra le 7 e le 9 ore giornaliere per il 76%. Analizzando il valore dei ciclofattorini che dichiarano di lavorare 7 giorni su 7 (23% della totalità), l’88% di questo sotto campione sono rider stranieri. Dal punto di vista economico, i compensi cambiano a seconda del mezzo utilizzato. Ma da un’analisi dei compensi sulla totalità del campione degli intervistati (2.012) al netto del mezzo utilizzato risulta un totale netto mensile di 1.593,05€ e un totale netto/giorno di 61,27€. Previsto anche un “bonus consegne” che prevede un incentivo al raggiungimento di 2.000 consegne di 600,00€ e altre 600€ al raggiungimento di 4.000 consegne; in ultimo al traguardo di 6.000 ordini in un anno altre 300€. Secondo i dati raccolti la media delle consegne è di 19, il raggiungimento di ogni step del bonus si ottiene ogni 105 giorni lavorati. Si stima che i rider che utilizzano auto o scooter, mediamente riescano a raggiungere i primi due step, totalizzando bonus per 1.200 € l’anno.