di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Nella giornata di martedì, si è tenuta la ormai tradizionale riunione annuale della Commissione centrale di coordinamento dell’attività di vigilanza, presso la sede dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Una occasione importante, durante la quale i rappresentanti dell’Ugl, insieme ai colleghi di Cgil, Cisl e Uil e di una rappresentanza delle organizzazioni datoriali (erano presenti, in particolare, Confcommercio, Confartigianato e Confagricoltura), hanno potuto illustrare la posizione del sindacato circa il grande e sempre attuale tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. L’incontro, è opportuno specificare per i non addetti ai lavori, ha una doppia valenza: da una parte, si fa una prima valutazione dell’andamento delle attività ispettive nell’anno che si è appena concluso; dall’altra, Ispettorato nazionale del lavoro, Inps e Inail anticipano le linee guida di orientamento dell’attività ispettiva per l’anno in corso, anche in sinergia con i Carabinieri, la Polizia di Stato e la Guardia di finanza. Al solito, il rapporto presentato è sempre corposo, al netto della necessaria sintesi sui numeri. Fra i tanti dati forniti, uno di quelli che colpisce maggiormente è, probabilmente, quello relativo alla tipologia di violazione della normativa in materia di salute e sicurezza, distinta per settore produttivo. Nel 2025, i settori più attenzionati sono stati quattro: agricoltura, edilizia, industria e terziario. Ebbene, in tre casi su quattro (l’unica eccezione è rappresentata dall’edilizia), la violazione più frequente rimanda al mancato assolvimento degli obblighi in materia di formazione e informazione. È una cosa che fa male perché i datori di lavoro hanno a disposizione molti strumenti, anche finanziari, per informare, formare e, aggiungiamo, addestrare i loro dipendenti. Troppe imprese, purtroppo, continuano a guardare agli aspetti formativi come ad un costo e non come ad un investimento produttivo a tutti gli effetti. Ancora più inspiegabile, per molti versi, la violazione più ricorrente nell’edilizia: quasi il 30% delle imprese è carente sul versante della protezione delle cadute dall’alto; la cosa è grave perché siamo in presenza di una delle tipologie infortunistiche più registrate nel settore, da quando l’Inail ha iniziato a censire il fenomeno infortunistico (per la cronaca, parliamo degli anni ’60 del secolo scorso). Nel complesso, i controlli ispettivi sono rimasti stabili (poco più di 158mila), con un leggero incremento in valori assoluti (circa 700 in più), dovuto ad un aumento degli accessi ispettivi dell’Ispettorato nazionale del lavoro, a fronte di una contrazione degli accertamenti da parte di Inps e Inail. Ciò ha, comunque, permesso di raggiungere il target previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, vale a dire un più 30% rispetto alla media del triennio 2019-2021. Soprattutto, però, l’obiettivo era e resta quello di tarare bene le attività, andando ad intercettare le irregolarità. Nel 74% dei casi, le aziende visitate hanno presentato delle anomalie più o meno gravi.