di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

È in esame a Palazzo Madama il disegno di legge 763, a prima firma della senatrice Murelli della Lega, che si propone di modificare la normativa in materia di corresponsione delle retribuzioni. La proposta ha l’obiettivo di modificare la legge 205 del 2017, che ha introdotto l’obbligo di strumenti di pagamento tracciati nei rapporti di lavoro per contrastare fenomeni di irregolarità e che è stata a suo tempo una misura importante, che ha contribuito a rafforzare trasparenza e legalità, ma che presenta ancora margini di miglioramento sul piano della tutela sostanziale del lavoratore. Il ddl 763, infatti, vorrebbe introdurre un obbligo ancora più stringente, quello di vincolare l’accredito della retribuzione a un conto corrente che sia intestato esclusivamente al lavoratore stesso, per evitare che lo stipendio venga versato su conti non direttamente intestati o cointestati, rafforzando così il principio della piena disponibilità del reddito da parte di chi lo percepisce. Il senso di questa iniziativa va ricercato in uno degli aspetti su cui si fonda la violenza economica, solitamente ai danni delle donne, che in alcuni casi, pur lavorando, non hanno la facoltà di disporre in modo autonomo delle proprie entrate. Un problema forse poco visibile, ma molto impattante, come confermano i dati relativi al gender gap finanziario sulla minore diffusione di conti correnti individuali tra le donne: meno del 60% delle donne italiane ha un conto corrente personale, mentre il restante 40% ne è privo, oppure ne ha solo uno cointestato con il proprio partner o con altri familiari. Il che significa che anche molte donne che lavorano non possono disporre autonomamente del proprio stipendio. Una situazione che, assieme a livelli mediamente più bassi di alfabetizzazione finanziaria tra le donne, contribuisce a delineare un quadro in cui la gestione del denaro è spesso delegata al partner, limitando la libertà di scelta e la sicurezza economica. In questo senso, la misura proposta rappresenta un tassello di una strategia più ampia, che deve necessariamente includere anche il potenziamento dell’educazione e delle competenze finanziarie. Una visione finalizzata a rafforzare la capacità di autodeterminazione economica, elemento fondamentale della libertà personale. Sotto il profilo applicativo, la modifica proposta appare lineare e di immediata attuazione, non comportando oneri particolari per i datori di lavoro, ma richiedendo esclusivamente un adeguamento procedurale. Un intervento semplice ed equilibrato, ma capace di offrire uno strumento concreto ed esigibile di tutela, contribuendo a ridurre quelle aree grigie in cui possono annidarsi forme di controllo o vera e propria violenza economica. Un provvedimento dal valore sia simbolico che pratico, che merita attenzione e sostegno trasversale nell’ambito del dibattito parlamentare.