Governo e partiti politici stanno interloquendo con le parti sociali
Soltanto nelle prossime ore, si avrà, verosimilmente, un quadro più definito e chiaro di quello che potrà succedere a breve sul versante del lavoro e del sostegno alla contrattazione collettiva. Nelle scorse settimane, era, infatti, emersa la possibilità che il governo desse seguito alla delega contenuta nella legge 144/2025 in materia di contrattazione collettiva. La norma richiamata è quella riferita all’annosa questione dell’introduzione o meno di un salario minimo orario per legge. Come si ricorderà, già nella passata legislatura, il Movimento 5 Stelle fece una proposta di legge in tal senso, seguita da una iniziativa promossa da alcuni parlamentari del Partito democratico. Le proposte, però, non ebbero seguito, anche per la contrarietà espressamente manifestata da Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Nella legislatura in corso, il tema del salario minimo orario per legge, con livello fissato a 9 euro lordi, come per le proposte di legge presentate prima del 2022, ha ricompattato l’opposizione parlamentare, trovando una sponda in Cgil e Uil, mentre Cisl e Ugl sono rimaste sulle posizioni già espresse in passato. Governo e maggioranza parlamentare hanno preferito insistere sulla valorizzazione della contrattazione collettiva, forti anche di un parere in tal senso da parte del Cnel. Resta da capire cosa potrà succedere a questo punto con il governo che, per il momento, sta interloquendo con le parti.