Diplomazia al lavoro per organizzare il secondo round di negoziati
Non c’è ancora una data per il secondo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran. La smentita arriva direttamente dal Pakistan, il Paese che si è offerto come mediatore tra le due parti, dopo che nelle ultime ore erano state fatte ipotesi su una ripresa dei negoziati già entro il fine settimana. Nel frattempo, proseguono gli sforzi diplomatici pakistani, con il primo ministro, Shehbaz Sharif, impegnato in un tour nella regione – dopo aver visitato l’Arabia Saudita, si è recato in Qatar e poi andrà in Turchia – in una fase del conflitto caratterizzata da un cessate-il-fuoco e dal blocco navale dello Stretto di Hormuz, anche da parte della Marina militare statunitense. Blocco che proseguirà «fino a quando sarà necessario», ha annunciato oggi il segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, ribadendo, in una conferenza stampa congiunta con il capo di stato maggiore Dan Caine, che gli Stati Uniti sono pronti a riprendere i combattimenti se Teheran non accetterà un accordo. Quello mediorientale è un quadrante reso incandescente anche dalla guerra tra Israele e Libano. In giornata c’è stata una telefonata tra il segretario di Stato, Marco Rubio, e il presidente del Libano, Joseph Aoun, durante la quale gli Usa hanno confermato gli sforzi per un cessate-il-fuoco. Non c’è stato invece il colloquio tra Aoun e il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, annunciato nella notte dal presidente statunitense, Donald Trump (sarebbe stato il primo contatto diretto di alto livello tra i due paesi da circa trent’anni). Il Libano «non è pronto a questo», ha detto un funzionario del governo libanese, parlando alla CNN.