Le parole del premier a Verona per il Vinitaly. Poi l’annuncio: «Il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele»

Pochi minuti, ma densi di annunci e significati. Il punto stampa del premier Giorgia Meloni al suo arrivo oggi a Verona, per la 58esima edizione del Vinitaly, ha regalato diversi “titoli”, dallo stop all’accordo di difesa con Israele alle valutazioni circa un’opportuna sospensione del Patto di Stabilità se le difficoltà legate alla situazione in Medio Oriente dovessero proseguire, fino ai rapporti con gli Stati Uniti e il capitolo Ucraina-Russia (domani, oltretutto, è in programma l’incontro a Roma con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky). «In considerazione della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele», ha fatto sapere Meloni: un segnale politico dopo i raid in Libano dei giorni scorsi. Sul Patto di Stabilità «chiaramente bisogna vedere come va nei prossimi giorni, ma penso – il ragionamento del premier in materia – che l’Europa non dovrebbe sottovalutare l’impatto che questa crisi può avere nei prossimi mesi, penso che farebbe un enorme errore di valutazione se considerasse di muoversi troppo tardi, quindi noi stiamo ponendo una serie di questioni, anche di prendere in considerazione una sospensione del Patto di Stabilità, non intesa come misura che può essere fatta verso il singolo Stato membro, ma come misura generalizzata». Il concetto, Meloni, lo aveva espresso già nei giorni scorsi, in occasione dell’informativa in Parlamento sull’azione di governo. Il presidente del Consiglio ha parlato poi delle relazioni con gli Usa, a seguito anche delle polemiche innescate dalle parole di Donald Trump su Papa Leone XIV. «Ho espresso ed esprimo la mia solidarietà a Papa Leone, francamente io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici, diciamo non in questa parte del mondo. Il rapporto dell’Italia con gli Stati Uniti – ha aggiunto – è un rapporto che va avanti da qualche anno, non riguarda il singolo governo. Noi cerchiamo di fare il nostro meglio chiaramente a contesto dato, considerando gli Stati Uniti un nostro alleato strategico e prioritario, però quando si è amici, bisogna anche avere il coraggio di dire quando non si è d’accordo». Quanto alle critiche rivolte a Trump per gli attacchi al Pontefice, ha osservato Meloni, «penso di essere stata molto chiara. Non so quanti altri leader le abbiano espresse. Questo per quelli che dicono che ci sarebbe una sudditanza». Parlando infine della possibilità di uno stop all’embargo sul gas russo ventilata dal presidente dell’Eni, Claudio Descalzi, «capisco il suo punto di vista», ha affermato il premier, ma «io continuo a sperare che quando il problema dovesse seriamente porsi, cioè il gennaio 2027, noi saremo riusciti a fare dei passi avanti, a portare la pace in Ucraina». «Non dobbiamo dimenticare – ha concluso – che la pressione economica che abbiamo esercitato sulla Russia in questi anni è alla fine l’arma più efficace che abbiamo per costruire la pace».