Pioggia di richieste di aiuto e di intervento dall’economia
Mentre le tensioni non accennano a diminuire nello Stretto di Hormuz, con le petroliere che hanno sfidato e per questo sono state sanzionate, il blocco, con Hezbollah che respinge ogni accordo tra Libano e Israele, mentre restano distanti le posizioni tra Washington e Teheran a causa di negoziati ancora incerti, da parti importanti della nostra economia, e non solo della nostra, arrivano allarmi.
Oggi il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, durante la conferenza stampa di apertura del Forum Confcommercio a Villa Miani a Roma, ha avvisato che «le tensioni internazionali alimentano incertezza, frenano la domanda e colpiscono soprattutto le imprese più legate al territorio e ai consumi delle famiglie. E quando si fermano i consumi, si ferma il cuore stesso della nostra economia. C’è bisogno di una nuova capacità di reazione».
L’intera categoria dell’autotrasporto italiano è orientata verso il blocco dei servizi di trasporto su strada, secondo quanto emerso dalle riunioni svoltesi nel fine settimana in tutto il Paese, nell’ambito dell’iniziativa Unatras con assemblee convocate in cento piazze italiane. La richiesta è univoca: imprese strutturate, di medie e piccole dimensioni, chiedono all’unisono la sospensione dei servizi di trasporto, per venerdì 17 aprile, perché a loro giudizio non si intravedono provvedimenti concreti a loro favore da parte del governo. Pochi giorni fa, l’Airports Council International Europe, cioè l’organizzazione che rappresenta gli interessi degli operatori aeroportuali europei, in una lettera alla Commissione europea ha scritto che gli aeroporti del Continente rischiano una carenza «sistemica» di carburante se Hormuz non riaprirà entro tre settimane. Oltre il 40% delle importazioni di jet fuel dell’Ue, infatti, arrivano dal golfo Persico.
Anche il presidente dell’Eni, Antonio Descalzi, cioè il massimo vertice di una delle principali compagnie energetiche integrate al mondo, ha definito la crisi attuale come «l’evento più importante negli ultimi 40 anni» per l’energia, sollecitando azioni di emergenza. Quali, ad esempio, la sospensione del bando programmato sulle importazioni di GNL (Gas Naturale Liquefatto) dalla Russia, previsto per il 2027, e il ricorso a fonti alternative come la Libia, che grazie ai gasdotti (Green Stream), permetterebbe di aggirare le rotte marittime vulnerabili come Hormuz. È pronta l’Europa a dare risposte in tal senso? Non possono fare tutto i singoli governi nazionali.