di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Il quadro del mondo del lavoro italiano tracciato oggi da Isidoro Trovato, su “L’Economia” del Corriere della Sera, restituisce un’immagine complessivamente positiva della situazione, con, però, ancora alcune criticità strutturali da affrontare. Dal 2022 ad oggi si registra un incremento di oltre 1,5 milioni di occupati nel settore privato, con il tasso di occupazione salito dal 60,1% al 62,5% e la disoccupazione scesa dall’8,1% al 6,1%; dati che testimoniano l’efficacia delle politiche messe in campo dal governo, in particolare sul fronte delle politiche attive e degli incentivi all’occupazione. Come sottolineato anche nell’articolo, il cambio di paradigma, da una logica assistenziale a una centrata sull’occupabilità, rappresenta un passaggio importante, che l’Ugl condivide, perché è solo sul lavoro che si costruiscono stabilità economica e inclusione sociale. Un segnale positivo arriva anche dalla riduzione degli inattivi, diminuiti di circa 500mila unità, e dal calo delle persone scoraggiate, circa 750mila in meno. Sul fronte dell’occupazione femminile si registra una crescita, con oltre 10,2 milioni di donne occupate, ma resta il gender pay gap, mentre sul piano sociale l’indice di rischio povertà è diminuito, passando dal 24,4% al 22,6%. Migliorano anche alcuni indicatori legati ai giovani: la disoccupazione giovanile è scesa dal 18% al 14,4%, così come i Neet, passati dal 20% al 14,5%, e la dispersione scolastica, calata fino al 9,4%. Resta critica la situazione dell’inattività tra i più giovani: nella fascia 15-24 anni il tasso ha raggiunto il 33,9%, segnalando una difficoltà strutturale nell’ingresso nel mondo del lavoro. E poi, nonostante questi progressi, i salari reali restano stagnanti e le imprese continuano a segnalare difficoltà nel reperire profili qualificati, evidenziando un persistente disallineamento tra domanda e offerta di competenze. Insomma, il mercato del lavoro italiano, nonostante, fra l’altro, una situazione politica ed economica internazionale particolarmente difficile, si dimostra inequivocabilmente più solido e quantitativamente più inclusivo, ma sembra anche avviato verso una nuova fase, nella quale le politiche del lavoro dovranno indirizzarsi su formazione per superare il mismatch, qualità del lavoro, relazioni industriali e welfare aziendale, retribuzioni e produttività. Senza poi dimenticare il tema della sicurezza sul lavoro, che resta prioritario, e quello dell’intelligenza artificiale, che sta incidendo profondamente sull’organizzazione del lavoro, con potenziali effetti anche occupazionali. Bisogna proseguire lungo il percorso avviato dal governo, rafforzando gli interventi su salari, formazione e qualità dell’occupazione. Solo così sarà possibile consolidare nel tempo i risultati ottenuti e garantire una crescita non solo quantitativa, ma anche qualitativa dell’occupazione italiana.