Il disaccoppiamento energetico diventa realtà: calano i gas serra, trainati da rinnovabili ed efficienza, mentre l’economia prosegue la sua crescita post-pandemica

Nel 2024 le emissioni nazionali di gas serra hanno raggiunto poco più di 360 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, segnando un calo del 3,6% rispetto all’anno precedente e del 30% rispetto ai livelli del 1990. Lo rende noto l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), spiegando che si tratta di un crollo trainato principalmente dalla crescente diffusione delle fonti rinnovabili — in particolare idroelettrico ed eolico — oltre che dal miglioramento dell’efficienza energetica e dalla progressiva sostituzione dei combustibili più emissivi. Secondo i dati elaborati dall’Ispra, il calo non ha coinvolto tutti i settori in modo uniforme. I trasporti, responsabili del 31% del totale nazionale e per oltre il 90% legati al traffico stradale, continuano a crescere e risultano superiori di oltre il 10% rispetto al 1990. Insieme a questi, i settori della produzione di energia (18%), del residenziale (18%) e dell’industria manifatturiera (13%) contribuiscono nel complesso a quasi l’80% delle emissioni nazionali. A partire dai primi anni 2000, è stato registrato un graduale disaccoppiamento tra crescita economica ed emissioni: dopo la breve ripresa post-pandemica, le emissioni sono tornate a diminuire a fronte di un Prodotto Interno Lordo che non ha arrestato la sua crescita.