L’articolo 2 contiene un’altra serie di criteri direttivi. Nello specifico, il Governo deve: promuovere l’appropriatezza dell’offerta ospedaliera; definire il ruolo delle buone pratiche clinico-assistenziale e organizzative; migliorare il livello di qualità dell’assistenza sanitaria per le persone non autosufficienti, con particolare riferimento alla residenzialità e alla semi-residenzialità; definire standard assistenziali con riferimento alle persone con condizioni croniche complesse ed evoluzione della malattia sfavorevole; promuovere il ruolo della bioetica clinica con modelli organizzativi basati sulla centralità della persona, sui percorsi di cura e sull’umanizzazione dell’assistenza; individuare strumenti per integrare gli interventi socio-sanitari del Servizio sanitario nazionale con i servizi assistenziali di competenza non sanitaria; aggiornare la disciplina dei servizi su salute mentale per adulti, neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza, dipendenze patologiche e salute in carcere, compresi i minori; riordinare la disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Guardando all’insieme dell’articolo 2 del disegno di legge 1825, i criteri e i principi direttivi sono correttamente individuati ed appaiono in linea con le finalità indicate all’articolo 1. In via generale, il sindacato ha osservato come le singole voci siano costruite in maniera ampia, cosa che rende ancora più necessario il coinvolgimento delle parti sociali, in particolare laddove si fa riferimento a standard uniformi per l’intero territorio nazionale. Fra gli aspetti di maggiore interesse, vi sono sicuramente l’aggiornamento della classificazione delle strutture ospedaliere, con l’indicazione degli ospedali di terzo livello e gli ospedali elettivi e l’introduzione di nuove reti assistenziali in linea con i contenuti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Fra gli elementi che potrebbero integrare il testo, ritornano alcune questioni come la medicina di genere, la salute del caregiver.