Annunciato un pacchetto di misure per contrastare il lavoro povero
di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Positivo l’impegno del Governo a introdurre un nuovo intervento normativo finalizzato ad affrontare il lavoro povero in vista del Primo Maggio, per rispettare anche quest’anno la “tradizione” di predisporre misure migliorative della condizione dei lavoratori italiani proprio nella data della loro festa. In questi anni, complicati da una situazione internazionale di una gravità inedita, che ha avuto ripercussioni pesanti sul costo della vita, sono stati diversi e importanti gli interventi per salvaguardare il potere d’acquisto dei redditi da lavoro: il taglio del cuneo fiscale, la riduzione dell’Irpef, la tassazione agevolata sui premi di produttività, l’innalzamento del regime forfettario per i lavoratori autonomi e anche l’aumento delle pensioni minime. Anche la riforma fiscale, come sottolineato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si inserisce in questo sforzo per sostenere i redditi e, di conseguenza, i consumi. Da sommare, poi, agli indicatori occupazionali positivi e alla solidità dell’economia, rafforzata dalla crescita degli investimenti esteri e dal ritorno all’avanzo primario, che significa avere le risorse necessarie per la copertura delle misure di sostegno al reddito, all’interno dei vincoli di finanza pubblica. Adesso bisogna proseguire su questa strada, puntando su politiche del lavoro, formazione e investimenti, ma anche migliorando concretamente la situazione dei lavoratori più vulnerabili, per fare in modo che la crescita quantitativa record dell’occupazione coincida con un miglioramento anche qualitativo delle condizioni di lavoro. Il principio guida per il contrasto al lavoro povero andrà nella direzione di «rafforzare i diritti attraverso la contrattazione collettiva», così la Premier. Come giustamente ricorda l’ex ministro del lavoro Maurizio Sacconi, la contrattazione resta l’unica strada efficace per «promuovere la crescita dei salari mediani dovunque c’è ricchezza da distribuire», quindi incoraggiando anche quella aziendale e territoriale, specie adesso, con la detassazione di premi e utili, che dovrebbe essere resa strutturale e ulteriormente innalzata, e con maggiori sgravi fiscali per le aziende che offrono forme di welfare aziendale, soprattutto sui fronti “caldi” dal punto di vista non solo economico, ma anche sociale, ossia sanità, famiglia e natalità. Ora bisognerà valutare nel concreto, confermando la disponibilità a un confronto costruttivo nel merito tra governo e sindacato, il pacchetto di misure che verranno predisposte dal CdM.
Working poors
Le categorie di persone che risultano occupate con contratto dipendente, ma che, a causa dei bassi salari, restano comunque a rischio povertà, sono essenzialmente: i lavoratori a termine e i precari, con un rischio di oltre il 20%, poi molte donne lavoratrici, spesso a seguito di sotto occupazione e part-time involontario per far fronte al proprio ruolo di cura in famiglia, e, infine, i lavoratori con basse qualifiche, di frequente con anche un basso tasso di scolarizzazione, sia tra gli operai che tra gli addetti del settore dei servizi. Rischio elevato, del 18% circa, anche fra i lavoratori autonomi.