di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
L’Europa si trova di fronte a un bivio che non permette esitazioni né, tantomeno, il ritorno a ricette già rivelatesi inefficaci, come la cosiddetta “austerità” che per anni ha condizionato le scelte economiche dei Paesi membri producendo effetti negativi: un rallentamento della crescita, una compressione degli investimenti e un indebolimento complessivo del tessuto produttivo e sociale. Oggi, data la situazione internazionale, creerebbe danni ancora maggiori e va quindi definitivamente archiviata per aprire una fase nuova, fondata su una visione lungimirante. In questo contesto, la riforma del Patto di stabilità rappresenta un passaggio decisivo per ridefinire le priorità dell’Unione. La transizione energetica e digitale, la crescente competizione globale e le tensioni sulle materie prime impongono un cambio di paradigma: serve flessibilità per supportare il nostro sistema economico e favorire la creazione di lavoro stabile e di qualità. Non solo il sindacato, ma anche il mondo produttivo sta lanciando segnali chiari: le imprese, strette tra la concorrenza internazionale, soprattutto da parte di Brics e Usa, e i costi energetici elevati, chiedono interventi immediati, per evitare una progressiva deindustrializzazione del continente. Per questo, l’ipotesi di un debito pubblico comune europeo, finalizzato a sostenere gli investimenti per la competitività, merita un’attenta considerazione. Nel corso dell’incontro di ieri al Mimit sulle politiche industriali, alla presenza del commissario Ue per l’industria Séjourné, Confindustria ha, infatti, ribadito l’urgenza di misure rapide ed efficaci per consentire il rilancio dell’industria italiana ed europea, ad esempio velocizzando l’attuazione dell’Industrial Accelerator Act. Meno burocrazia, innovazione, investimenti e interventi sul costo dell’energia, dalla revisione degli Ets al nucleare di nuova generazione, con la proposta, poi, di valutare strumenti straordinari, come l’apertura a un debito pubblico europeo, e la necessità di una maggiore flessibilità nelle regole fiscali, anche in relazione al Patto di stabilità per supportare questo processo. Dal canto suo, il ministro Urso ha sottolineato la necessità di rafforzare il sistema produttivo, con l’obiettivo di accompagnare le imprese nella doppia transizione digitale ed energetica. Un percorso che richiede tempi rapidi e una chiara assunzione di responsabilità non solo a livello nazionale, ma anche e soprattutto europeo. Rilanciare il sistema produttivo mediante iniziative che abbiano ricadute positive non solo sulle aziende, ma su territorio e comunità, in termini occupazionali e infrastrutturali, significa sostenere in modo virtuoso l’economia e la coesione sociale, garantire la tenuta del welfare e preservare il ruolo dell’Europa nello scenario globale. La risposta passa inevitabilmente attraverso scelte coraggiose, capaci di coniugare crescita, lavoro e stabilità sociale, che devono scaturire da una volontà politica forte e condivisa, per costruire un futuro solido per le imprese e per i lavoratori europei.