Per Teheran sono «palese violazione» del cessate il fuoco
Di «tregua fragile», per primo, aveva parlato il vicepresidente statunitense, J.D. Vance, il quale dovrà guidare la delegazione Usa sabato a Islamabad (e non domani, come annunciato in un primo momento) nei colloqui con Teheran. Ma le operazioni di Israele condotte ieri nel sud del Libano, per quanto annunciate dalle stesse autorità israeliane che l’avevano escluse dall’accordo per una tregua di 15 giorni con l’Iran, hanno di fatto avuto l’effetto di compromettere il processo appena avviato, con il rischio di far saltare il banco. O questa, almeno, è la versione del regime iraniano. Su X, il presidente Masoud Pezeshkian ha definito gli attacchi israeliani in Libano «una palese violazione» del cessate il fuoco concordato con gli Stati Uniti. Una situazione, ha aggiunto, che potrebbe rendere «inutili i negoziati». Dello stesso avviso il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, a capo della delegazione attesa in Pakistan. «Le violazioni del cessate il fuoco porteranno a costi e a forti risposte», ha avvertito. Sulla situazione in Iran è intervenuto anche il presidente statunitense, Donald Trump, su Truth. «Tutte le navi, gli aerei e il personale militare statunitensi, con munizioni, armamenti e qualsiasi altra cosa appropriata e necessaria per la persecuzione e la distruzione letale di un nemico già sostanzialmente indebolito – ha fatto sapere il presidente Usa –, rimarranno in Iran e nelle aree circostanti fino a quando il vero accordo raggiunto non sarà pienamente rispettato».