Come non detto, lo Stretto di Hormuz è chiuso di nuovo. Prosegue salita sulla rete, prezzo medio del diesel a 2,185 euro/litro
Come non detto. Lo Stretto di Hormuz di nuovo chiuso – la tregua non ha retto neanche per 24 ore – ha spinto di nuovo in alto le quotazioni delle materie prime ed in particolare del petrolio. Il Brent è cresciuto del 3% a 97,8 dollari, ritornando nuovamente molto vicino alla soglia critica dei 100 dollari. Il prezzo del gas è stabile a 46 euro al megawattora ma con un rialzo dell’1,5%. Le Borse europee si sono mosse all’insegna della debolezza per i timori sulla tenuta della tregua tra Stati Uniti e Iran: Milano ha ceduto lo 0,27% con il Ftse Mib sceso sotto i 47mila punti; Francoforte ha ceduto lo 0,96, mentre Parigi lo 0,51% e Londra lo 0,12%. Lo spread tra Btp e Bund si è di nuovo ampliato a 80 punti base e sono tornati a salire i rendimenti dei titoli di Stato. Fino all’inizio delle trattative per la pace tra Usa e Iran, e presumibilmente anche dopo, ogni giorno ci può riservare nuovi colpi di scena e l’economia inevitabilmente rispecchia le oscillazioni. Infatti, prosegue la salita di quello che non si è mai fermato ovvero la crescita dei prezzi sulla rete carburanti. Per quella italiana, il prezzo medio del diesel self è arrivato a 2,185 euro/litro e quello della benzina self a 1,793 euro/litro. Anche le quotazioni internazionali dei raffinati sono tornate in aumento, soprattutto sul diesel, dopo il forte calo della seduta di ieri. Non solo in tutta Europa si devono fare strada nuove e diverse fonti di approvvigionamento energetico e porre le basi, solide, di una se non totale, quanto meno verosimile indipendenza energetica – nel 2023 già in ritardo rispetto agli obiettivi climatici posti per il 2030 –, ma diventa auspicabile il ritorno a “vecchie” fonti energetiche, come il nucleare e il carbone.