di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
La tragedia avvenuta a Pasian di Prato, in provincia di Udine, dove un lavoratore ha perso la vita all’interno di una distilleria, è un altro episodio gravissimo e inaccettabile in una, purtroppo, lunga serie di morti bianche che ancora avvengono troppo numerose nel nostro Paese. Impossibile continuare a parlare di fatalità, piuttosto di una vera emergenza nazionale, che deve mettere il tema della salute e sicurezza sul lavoro al centro dell’agenda politica, oltre che sindacale. Ogni incidente mortale rappresenta una sconfitta per lo Stato e per tutto il sistema produttivo, soprattutto in un Paese che fonda la propria identità sul lavoro. Di fronte a questo scenario, appare evidente la necessità di un cambio di passo: non basta intervenire ex post, ma occorre rafforzare in modo deciso i controlli, rendendoli più capillari ed efficaci, e investire in maniera strutturale nella formazione. La prevenzione deve diventare un elemento centrale e permanente delle politiche del lavoro, non un adempimento formale. È fondamentale, poi, promuovere una visione integrata della sicurezza, che tenga conto anche dei rischi legati alla mobilità. Strumenti come i piani di spostamento casa-lavoro e una più ampia attenzione all’organizzazione dei tempi e dei percorsi possono contribuire concretamente a ridurre l’esposizione al rischio, perché, come confermano i dati più recenti diffusi dall’Inail, di cui si parla oggi sul Sole 24 Ore, in base all’andamento del 2025 si nota che, se gli infortuni complessivi nei luoghi di lavoro risultano in lieve aumento (+0,5%), mentre i decessi registrano un leggero calo (-0,6%), sta crescendo in modo significativo la componente degli incidenti in itinere, con un aumento sia delle denunce (+3,2%) sia dei casi mortali (+4,6%). I numeri sono chiari: 1090 morti totali nel 2024, 1093 nel 2025, di questi 797 nel luogo di lavoro nel 2024 e 792 nel 2025. L’aumento generale deriva, quindi, dai decessi avvenuti lungo il tragitto casa-lavoro, in crescita rispetto all’anno precedente. Questo significa che una quota sempre più rilevante del rischio si concentra fuori dagli ambienti di lavoro ed è legata agli spostamenti quotidiani, arrivando a rappresentare circa un terzo degli eventi mortali complessivi, anche a causa del maggiore peso economico e occupazionale del settore dei trasporti e della logistica. In un simile contesto, diventa sempre più urgente rafforzare le politiche pubbliche e gli strumenti aziendali di pianificazione, promuovendo modelli di mobilità più sicuri e sostenibili, in grado di ridurre concretamente l’esposizione al rischio e trovare nuovi strumenti, anche con l’uso delle nuove tecnologie, per minimizzare gli incidenti. Per debellare il fenomeno delle morti sul lavoro è fondamentale adottare una visione complessiva, che tenga conto del contesto contemporaneo, considerando adeguatamente, oltre a quelli nei luoghi di lavoro, anche i rischi legati alla mobilità.