Accordo Usa-Iran: tregua e riapertura dello Stretto di Hormuz. Attenzione agli effetti. Due settimane di tempo per la trattativa. Corsa al ribasso del petrolio, Borse europee festeggiano

Abbiamo temuto il peggio stanotte e cioè l’«attacco totale» alle centrali elettriche e alle infrastrutture energetiche della Repubblica islamica. Invece gli Stati Uniti e l’Iran hanno detto di “Sì” ad una tregua di 2 settimane, grazie alla proposta formulata dal premier del Pakistan, Shehbaz Sharif, mediatore determinante tra Washington e Teheran. Primo effetto: lo Stretto di Hormuz viene riaperto, determinante per il 20-30% del commercio mondiale di petrolio. Altri effetti: corsa al ribasso per il petrolio, che perde il 18% e scende sotto i 100 dollari al barile; crollo del prezzo del gas a 43 euro; Borse europee – ma anche quelle asiatiche – che festeggiano la tregua con rialzi e, in particolare per l’Italia, lo spread tra Btp e Bund che scende a 76 punti. In calo i titoli di Stato, sale l’oro, mentre l’euro si rafforza sul dollaro. Un effetto domino che, è l’auspicio, ma sappiamo che non è purtroppo un automatismo, sarebbe auspicabile arrivasse ai prezzi fissati alle pompe di benzina e alle bollette. E non è automatico che ciò accada, anche perché, come ha dichiarato il vicepresidente, J. D. Vance, «la tregua è fragile». Dunque, è indispensabile un attento monitoraggio dei prezzi. Nel frattempo, due navi stamattina hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, come riportato dal sito web di monitoraggio marittimo MarineTrafficX. Per chiudere definitivamente la guerra, i negoziati tra Iran e Usa dovrebbero iniziare venerdì 10 aprile a Islamabad. Se l’Organizzazione marittima internazionale (IMO), agenzia delle Nazioni Unite responsabile della sicurezza marittima, ha dichiarato di essere al lavoro su un meccanismo per garantire il «transito sicuro» attraverso lo Stretto di Hormuz, praticamente paralizzato dall’inizio della guerra in Medio Oriente, altre conseguenze positive non saranno immediate. Ad esempio, secondo il direttore generale della IATA, Willie Walsh, la principale associazione mondiale delle compagnie aeree, ci vorranno mesi prima che l’approvvigionamento di cherosene torni alla normalità per i voli aerei. Un bel problema per un Paese come l’Italia nel quale il turismo ha un valore stimato tra 228 e 258 miliardi di euro (nel 2025) pari a oltre il 9% del PIL nazionale.