di Francesco Paolo Capone

Nessuno può permettersi un lockdown energetico né in Italia né in Europa. Ben vengano, quindi, più viaggi come quello del premier italiano, Giorgia Meloni, che si è recata per due giorni nella penisola arabica al fine di rafforzare i rapporti bilaterali e blindare la cooperazione energetica. È chiaro a tutti che stiamo vivendo l’ennesima crisi “senza precedenti”, che, oltre e insieme alle guerre, ha aperto una fase critica per gli approvvigionamenti di gas e carburanti? A tutti no: soltanto una sinistra miope ed “ebbra” del risultato del referendum non capisce che, almeno in tema di gas e carburanti, una Nazione dovrebbe muoversi unita e allineata.
Sì, perché è o, almeno, dovrebbe venire al primo posto la difesa degli interessi nazionali e, tra questi, la necessità di rinsaldare e/o di costruire relazioni solide con partner affidabili nei luoghi che incidono sulla sicurezza e sull’economia italiana, quale è appunto l’area del Golfo Persico.
Anche l’economia europea, secondo gli ultimi dati, si muove con una crescita piuttosto moderata e con segnali contrastanti che arrivano dai diversi Stati membri. Se, da una parte, si registra un rallentamento dell’inflazione, dall’altra, però, permangono le incertezze legate ai prezzi dell’energia e alle tensioni internazionali.
La Commissione europea sta cercando un non facile compromesso tra nuove iniziative legate alla competitività e alla transizione verde, quasi quindi a insistere su scelte che hanno indebolito l’industria europea nel suo complesso, e, come riferito oggi dal Corriere della Sera, il dover fronteggiare i timori concreti in merito alla carenza del carburante per i velivoli. Mercoledì prossimo, infatti, i funzionari della Commissione europea incontreranno, per la prima volta dall’inizio del conflitto nel Golfo, i rappresentanti del trasporto aereo del Continente sia per fare il punto della situazione sia per provare a rispondere ad alcune domande cruciali. Non si potrà tergiversare né rinviare o annacquare decisioni.
Oltre agli scali italiani in fibrillazione e che si tutelano, con varie restrizioni, onde evitare di restare a breve senza scorte di carburante, – e lo stanno facendo importanti aeroporti come Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna – in Europa una tonnellata di cherosene ha sfondato quota 1.900 dollari, più del doppio rispetto alla fine di febbraio.
Quale sarebbe lo scenario se il carburante non dovesse più arrivare? Nessuna tra le compagnie aeree si sbilancia in merito, ma, sicuramente, avremmo decine di migliaia di voli in meno e tantissimi aerei resterebbero a terra. Grave per un Paese la cui economia è trainata dal turismo. Altrettanto grave per tutto il Continente europeo.
Un lockdown c’è già stato e sappiamo con quali conseguenze sul piano del lavoro e dell’occupazione: dobbiamo assolutamente scongiurare, nell’interesse nazionale ed europeo, che si ripresenti sotto qualsiasi forma.