La risposta: colpiti obiettivi Usa e israeliani nel Golfo
Dopo il discorso alla nazione del presidente americano, Donald Trump, il regime iraniano è tornato a minacciare gli Stati Uniti. «Aspettiamo che le forze di terra statunitensi inizino le operazioni contro l’Iran, così da creare per loro un mattatoio e una tale catastrofe che nessuno oserà più arruolarsi nell’esercito americano per generazioni», ha dichiarato il portavoce delle forze armate iraniane, Abolfazl Shekarchi, ripreso dai media internazionali. Nelle ultime ore gli Stati Uniti hanno colpito l’importante ponte che collega Teheran a Karaj, mossa per cui Trump, su Truth, ha esortato di nuovo la controparte a raggiungere un accordo «in fretta»; di contro le Guardie della rivoluzione islamica hanno annunciato questa mattina di avere condotto operazioni contro obiettivi militari Usa e israeliani nella regione, in particolare negli Emirati Arabi Uniti. Il possibile prolungamento della guerra in Medio Oriente potrebbe avere un impatto economico più visibile di quanto è stato finora, con l’UE che non esclude il ricorso a misure quali il razionamento di carburante in vista di un temuto squilibrio energetico. Secondo alcuni media, tra cui il Financial Times, l’amministrazione Usa starebbe ancora valutando una via di uscita dal conflitto. Nel frattempo il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha fatto ritirare dal servizio il capo di Stato maggiore dell’esercito Randy George e rimosso altri tre generali, stando a quanto riferito in principio da CBS News, che cita fonti informate sulla questione.