di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
I casi di violenza giovanile, in particolare nelle scuole, tra ragazzi o a danno dei docenti, sono preoccupanti: ultimo episodio quello di ieri nel bergamasco, dove uno studente di tredici anni ha accoltellato un’insegnante, ora in gravi condizioni, colpendola più volte e riprendendo l’azione con il cellulare. Come ricordato dal ministro Valditara in un’intervista al Corriere della Sera, per contrastare il fenomeno della violenza giovanile sono state introdotte risposte normative precise: il decreto Caivano ha disposto pene più severe per i minori over 14, compreso il daspo urbano, e sanzioni per i genitori inadempienti agli obblighi scolastici; dopo i fatti di Rovigo sono state inasprite le pene per le aggressioni al personale scolastico, con arresto in flagranza; più recentemente è stata vietata la vendita di strumenti da taglio ai minori e introdotta una multa fino a mille euro per le famiglie che non vigilano. Poi il voto in condotta, che da quest’anno scolastico ha un peso concreto, con bocciatura in caso di insufficienza e un “esame di riparazione” in caso di voto solo sufficiente. Interventi concreti, che indicano una linea chiara, evitando un certo permissivismo ideologizzato che aveva preso piede negli ultimi anni, a danno sia dei minori che dei lavoratori della scuola. Anche strumenti come i metal detector, attivabili su richiesta degli istituti, rientrano in questa logica di dissuasione e maggiori controlli. Una misura a cui in Italia non siamo abituati, ma che alla luce dei frequenti fatti di cronaca sembra opportuna, per garantire, almeno all’interno delle mura scolastiche, un ambiente protetto. Accanto alla sicurezza, però, c’è il tema educativo. Innanzitutto, l’influenza dei social network, con la diffusione di comportamenti estremi e un nesso tra violenza e ricerca di visibilità, per questo è positivo il divieto di utilizzare gli smartphone a scuola, anche se resta complesso verificarne il rispetto anche al di fuori delle aule di studio, come conferma il fatto che l’aggressione di Bergamo, avvenuta in un corridoio dell’Istituto, sia stata filmata, mentre è in lavorazione una legge per limitare ulteriormente l’accesso ai social da parte dei minori. Importanti anche le politiche avviate sull’educazione al rispetto e sul supporto psicologico. Resta, però, decisivo anche il ruolo delle famiglie e la presenza di comportamenti violenti o difficili impone accertamenti sul contesto familiare per verificare in che condizioni vivano i ragazzi problematici. Un tema complesso e dalle molte sfaccettature e se, come confermato dallo stesso ministro, gli episodi di violenza sembrano finalmente in diminuzione, i casi gravi che ancora si verificano, come quello di ieri, dimostrano che la strada da percorrere resta lunga e che andrebbe sviluppata un’alleanza educativa, non solo fra scuola, famiglie e istituzioni, ma anche dal punto di vista politico, superando le contrapposizioni e lavorando insieme verso una direzione di prevenzione ed educazione, ma anche di rispetto delle regole, responsabilità e sicurezza.