Prof accoltellata a scuola da studente tredicenne. Si tratta di un caso isolato, nessun complice né alcun movente di tipo terroristico

Stamattina, poco prima delle 8, presso la scuola media Leonardo Da Vinci di Trescore Balneario, a 20 km da Bergamo, uno studente di 13 anni, che indossava un paio di pantaloni mimetici e una maglietta con la scritta «vendetta» e nello zaino una pistola scacciacani, ha affrontato la professoressa di francese Chiara Mocchi, di 57 anni, colpendola con un coltello nel mezzo del corridoio. Facile immaginare la scena: urla, studenti che scappano e che vanno a chiamare i genitori, mentre pattuglie dei Carabinieri arrivano a sirene spiegate. Questi ultimi constatano, per fortuna, che lo studente è stato immobilizzato, e, a quanto pare, calmato, grazie all’intervento di un altro insegnante e di due collaboratori scolastici. La professoressa è stata trasportata in ospedale in codice rosso, per essere operata. Un intervento di due ore dopo il quale si è trovata in prognosi riservata e in terapia intensiva. Inevitabile la presenza, davanti alla scuola, di una folla di genitori in trepidante attesa di avere notizie, mentre i figli e gli altri studenti erano all’interno, chiusi nelle loro classi con i professori che tentavano, nonostante tutti, di fare lezione, per allentare la tensione e riportare tutto alla normalità. Stiamo parlando, infatti, non di un luogo qualsiasi, ma di una scuola che, come ospedali e mezzi pubblici, dovrebbe essere considerata un luogo sacro, nel quale la violenza non dovrebbe assolutamente entrare. Purtroppo, la realtà bussa alla porta e il fenomeno in crescita, che coinvolge anche il nostro Paese, del possesso da parte di giovani di armi improprie (coltelli, catene, storditori), con circa 90.000 studenti tra i 15 e i 19 anni (3,5%) che hanno ammesso di usarle, con denunce raddoppiate in sei anni, ha fatto irruzione in una realtà, la scuola media Leonardo Da Vinci di Trescore Balneario, descritta nelle varie cronache come luogo sicuro che connota quello di stamattina come un gesto isolato, nel quale non risultano coinvolte altre persone. Né il movente sembrerebbe riconducibile a finalità terroristiche. Qualunque sia il movente non si può restare con le mani in mano. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in merito ha dichiarato: «Quanto accaduto è un fatto di una gravità sconvolgente. Questo fatto dimostra che è necessario approvare rapidamente le nuove, severe norme predisposte dal governo per contrastare la criminalità giovanile e in particolare la diffusione di armi improprie fra i giovani. Misure necessarie da accompagnare a quelle che abbiano già avviato nelle scuole sulla condotta e l’educazione al rispetto e che a breve saranno avviate come quella sulla assistenza psicologica. Oggi a Parigi, porrò la questione presso l’evento di lancio del Report 2026 GEM – Global Education Monitoring dell’Unesco. Chi lavora per il futuro dei nostri figli non deve correre alcun rischio».