Meloni: «Rispettiamo decisione italiani e andiamo avanti»

Per Youtrend, su X, alle ore 16 di oggi, già «con 20.932 sezioni su 61.533 il vantaggio del “No” sul “Sì” era ormai «incolmabile». Per il Viminale, il “No” era al 54,68%, il “Sì” al 45,32%, secondo la situazione degli scrutini del referendum sulla riforma della giustizia, quando sul sito “Eligendo” del Viminale erano disponibili i dati di 24.427 sezioni su 61.533. Dunque, è certa la vittoria del “No” e a livello territoriale, mentre nella prima ora di spoglio è apparso che il “Sì” avesse vinto prevalentemente al Nord e il “No” al Sud, successivamente, secondo una stima di Youtrend, il “No” ha vinto in 14 regioni, mentre le 3 regioni in cui trionfa sicuramente il “Sì” sono Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto. In Abruzzo, Trentino-Alto Adige, Umbria e Valle d’Aosta l’esito, alle ore 16.40, è invece incerto. Alle 15, come da programma, si sono chiusi i seggi e sono iniziate le operazioni di spoglio. Chiamati alle urne 51 milioni di italiani per confermare o meno la riforma della giustizia che avrebbe voluto introdurre, la separazione delle carriere dei magistrati. Si è votato per il referendum popolare confermativo della legge costituzionale “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. «Si esce con un risultato abbastanza definito per il “No”. Ci rallegriamo comunque per la grande partecipazione al voto. C’è un Paese abbastanza spaccato, non sulla Costituzione. Sulla Costituzione tutti siamo solidali e a favore. La stessa Costituzione prevede dei meccanismi per essere riformata. C’è una spaccatura sul sentimento nei confronti della magistratura. Da domani c’è da rimettere insieme le macerie che questa campagna ha lasciato. L’ordine giudiziario è una colonna portante della nostra società». Così in conferenza stampa Nicolò Zanon, presidente del Comitato “Sì Riforma”.

Affluenza record: alle urne quasi 6 elettori su dieci. Sorpresi anche i sondaggisti

Superato abbondantemente il quorum, anche se in questo referendum non era necessario: si è registrata, infatti, un’affluenza del 58,93%. Tra le ultime consultazioni popolari, solo nel 2016 si era verificata una partecipazione maggiore.