di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Finalmente è arrivato, dopo mesi di polemiche spesso pretestuose ed ideologizzate, il momento del referendum. Domenica 22 e lunedì 23 marzo, infatti, i cittadini italiani sono chiamati alle urne per esprimersi sulla riforma della giustizia, un appuntamento importante per la nostra comunità nazionale, finalizzato alla conferma di un riordino che ha come obiettivo quello di ridisegnare il volto del nostro sistema giudiziario. Alla vigilia del referendum, la prima e più importante considerazione da fare è quella sulla partecipazione. Il voto rappresenta il cuore della democrazia, offrendo a tutti la possibilità concreta di intervenire in una scelta che incide su principi fondamentali del nostro ordinamento e, in un referendum costituzionale privo di quorum, ogni singola preferenza assume un valore determinante per l’esito finale. Non partecipare significa rinunciare a esercitare un diritto essenziale e lasciare ad altri la responsabilità di decidere su questioni che riguardano tutti. Nel merito, l’Ugl ha preso posizione in favore del Sì: i cittadini sono chiamati a confermare o respingere una riforma già approvata dal Parlamento che apporta cambiamenti attesi da tempo per una migliore organizzazione del sistema giudiziario. Per prima cosa, si introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, una distinzione già presente in molti ordinamenti, volta a rafforzare il principio del giusto processo e a garantire una più evidente terzietà del giudice, poi si istituiscono due rispettivi Csm, al posto di quello unico attuale, con nomina per sorteggio dei componenti degli organi di autogoverno e, infine, un’Alta Corte disciplinare per gli stessi giudici. Una riforma, quindi, che non intacca l’autonomia della magistratura, ma che ne consolida imparzialità e meritocrazia, sia per assicurare un migliore funzionamento del sistema giudiziario, che per riallacciare il rapporto di fiducia tra cittadini e giustizia. La separazione delle carriere rappresenta un passaggio significativo verso una maggiore chiarezza dei ruoli e una più netta distinzione delle funzioni. Può contribuire a ridurre l’influenza delle correnti di tipo politicizzato, che attualmente hanno un ruolo fin troppo incisivo all’interno alla magistratura, favorendo un sistema più equilibrato e percepito come più imparziale dai cittadini. Non si tratta di limitare l’indipendenza della magistratura o di indebolire i suoi organi di autogoverno, ma di rendere più trasparente e comprensibile il funzionamento della giustizia. Per tutte queste ragioni, l’invito, quindi, è innanzitutto a partecipare alla consultazione, e poi a votare Sì, per contribuire in modo consapevole a un percorso di rinnovamento che punta a rendere la giustizia più credibile, più efficiente e più vicina alle esigenze della collettività.