Il presidente del Consiglio difende la separazione delle carriere. Per Crosetto, «non è una riforma politica, perché tutela tutti». Salvini si sbilancia: «Vince il sì con il 54%»
Manca ormai una manciata di giorni al referendum sulla Giustizia e il dibattito politico diventa inevitabilmente monotematico. Ai toni piuttosto accesi usati dai principali esponenti dell’opposizione — il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, è arrivato a parlare di «una riforma truffa» — i leader del governo hanno risposto sottolineando i vantaggi delle proposte che saranno sottoposte al giudizio degli elettori, partendo in particolare dalla separazione delle carriere, tra i punti maggiormente contestati da chi è contrario alla riforma. «La cosa che mi colpisce è che, poiché gli argomenti contro questa riforma di assoluto buon senso scarseggiano, si grida subito a una presunta ‘deriva illiberale’ o a un attentato alla Costituzione. Dopodiché, ti guardi intorno e scopri che in Europa ci sono almeno 21 Paesi su 27 dell’Unione europea in cui è prevista la separazione delle carriere», ha detto, ad esempio, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso del “Pulp Podcast” con Fedez e Mr. Marra. Per il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che è intervenuto a RTL 102.5, «non è una riforma politica, anche perché questo governo finirà tra un anno e il Parlamento cambierà tra un anno, mentre le riforme costituzionali valgono per i prossimi vent’anni». «Nessuno fa una riforma costituzionale se non crede che lo tuteli anche quando sarà minoranza, ed è quello che ha fatto il governo», ha aggiunto. Il leader della Lega, Matteo Salvini, si è sbilanciato invece sull’esito referendario: «Un pronostico? 54% sì, 46% no», ha detto a “Un giorno da pecora”, in onda su Radio RaiUno.