di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Le conseguenze economiche del conflitto in Iran hanno amplificato la questione, già importante, della sicurezza energetica e della sostenibilità dei costi per famiglie e imprese. In questo scenario, complesso e in continua evoluzione, è indispensabile adottare misure immediate ed efficaci, come il bonus antirincari allo studio del Governo, per offrire un sostegno concreto volto ad attenuare l’impatto del caro energia sui bilanci domestici e sulla tenuta del sistema produttivo. Non bisogna, però, limitarsi ad interventi emergenziali: prima la crisi Covid, poi quella seguita alla guerra in Ucraina e adesso le ripercussioni del conflitto in Medio Oriente dimostrano quanto sia urgente una visione strategica di medio e lungo periodo sull’approvvigionamento energetico, capace di garantire stabilità, autonomia e competitività. In questo senso, la diversificazione delle fonti energetiche è una necessità imprescindibile. Ridurre la dipendenza dalle forniture provenienti da contesti geopolitici instabili significa, innanzitutto, proteggere l’Italia – e l’Europa perché si tratta di un tema che necessariamente va affrontato a livello di Unione – da shock improvvisi, ma anche essere in grado di offrire al sistema produttivo e alle famiglie energia a prezzi contenuti, supportando la crescita economica e dei consumi interni. In questo percorso, il confronto tra Governo e parti sociali assume un valore centrale: il tavolo sull’energia deve continuare a rappresentare uno spazio di dialogo costruttivo per tradurre le esigenze del mondo del lavoro e delle imprese in politiche efficaci. Trasformando la transizione energetica, che finora ha rappresentato più che altro un vincolo alla crescita, in una leva di sviluppo in grado di generare nuova occupazione, sostenere la competitività e accompagnare l’evoluzione tecnologica. Nella consapevolezza che la domanda di energia è destinata ad aumentare in modo significativo, con consumi elettrici che potrebbero raddoppiare entro il 2050, l’obiettivo deve essere quello di arrivare ad una produzione interna di energia che sia sufficiente a soddisfare le richieste del sistema e che abbia costi accessibili e, per rendere concreta questa prospettiva, accanto alle altre rinnovabili, anche il nuovo nucleare rappresenta una fonte che merita un’attenta valutazione. Si tratta di una tecnologia, come ricordato anche dal ministro Pichetto Fratin, in grado di garantire stabilità e programmabilità nella produzione di energia, contribuendo al percorso di decarbonizzazione e alla riduzione della volatilità dei prezzi, da adottare all’interno di un quadro normativo adeguato ed attento, e che potrebbe generare crescita e occupazione. Un cambiamento di prospettiva che richiede scelte coraggiose, ma che ormai è indispensabile, per tutelare il tessuto produttivo e sociale e garantire un futuro di crescita, sicurezza e sostenibilità.