Ue: «La crisi energetica può aggravarsi». Non è questione di scorte ma di prezzi, almeno in Europa
Il commissario Ue all’energia, Dan Jorgensen, all’arrivo al Consiglio Ue Energia, interpellato sull’impatto energetico della guerra in Medio Oriente, è stato molto chiaro: «Siamo consapevoli che non dobbiamo solo monitorare la situazione ma anche prepararci perché la situazione può aggravarsi ulteriormente». Con ciò volendo dire, in particolare, che l’Ue non dipende «così tanto dall’approvvigionamento di combustibile, sia gas che petrolio, proveniente dall’area. Non abbiamo un problema di sicurezza, ma abbiamo un problema di prezzi». Jorgensen ha anche sottolineato che «dobbiamo essere pronti ad attuare misure a breve termine per cercare di aiutare gli Stati membri». Sì, perché, la guerra in Iran è entrata nella sua terza settimana e, mentre non si vede ancora all’orizzonte la fine delle operazioni militari, la crisi di petrolio e gas, oltre ad essere arrivata sul tavolo del Consiglio Ue Energia, ha spinto le compagnie petrolifere americane (ovvero gli amministratori delegati di Exxon Mobil, Chevron e ConocoPhillips) a recapitare un messaggio ai funzionari dell’amministrazione Trump: è probabile che la crisi energetica legata alla guerra in Iran sia destinata a peggiorare, perché le interruzioni dei flussi energetici in uscita dallo Stretto di Hormuz potrebbero continuare a generare volatilità nei mercati globali. Ad oggi, secondo Trend Economics, i prezzi del petrolio sono in forte rialzo, oltre i 105 dollari al barile (Brent). Il gas naturale europeo (TTF) mostra volatilità, pur restando su livelli elevati rispetto al periodo pre-crisi. Il punto è che il mercato è molto sensibile alle notizie sulle forniture e, dunque, o in un modo o in altro – o per le quantità o per i prezzi – la dinamica nei prezzi dei beni eergetici è esposta a diverse spinte.
Tajani: «Rafforzare missione Aspides ma no allargamento a Hormuz»
«Credo sia giusto continuare a lavorare nel Mar Rosso per garantire il traffico marittimo e per quanto riguarda Hormuz credo che debba prevalere la linea della diplomazia». Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un punto stampa a margine del Consiglio Esteri Ue