Le comunicazioni in Parlamento del premier sulla crisi in Medio Oriente. «Governo chiamato ad affrontare uno dei tornanti più complessi della storia recente»

Un intervento fiume quello di Giorgia Meloni in Parlamento, impegnata dapprima al Senato, poi nel pomeriggio alla Camera, per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo e sulla crisi in Medio Oriente. Ed è stato quest’ultimo il tema su cui il presidente del Consiglio si è soffermato maggiormente. Per ribadire l’impegno del governo italiano a qualsiasi possibilità di sforzo diplomatico al fianco dei partner europei e a sostegno delle «nazioni amiche» nel Golfo, colpite dalle rappresaglie iraniane. Pur ribadendo quanto già detto nei giorni scorsi, cioè che «noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra». «Qui non c’è un governo “complice” di decisioni altrui, né tantomeno un governo “isolato” in Europa e nemmeno un governo colpevole delle conseguenze economiche che questa crisi può avere sui cittadini, le famiglie e le imprese. Tutte cose – ha ricordato questa mattina Meloni in Aula al Senato – che ho sentito dire in questi giorni e che non fanno giustizia di un impegno che non abbiamo mai smesso di portare avanti in questo delicato quadrante della geopolitica e che abbiamo intensificato in questi dieci giorni, affrontando la crisi in stretto raccordo con i nostri partner europei e in costante contatto con i leader del Medio Oriente e del Golfo, mettendo in campo tutti gli strumenti necessari sul piano politico-diplomatico, su quello militare, della sicurezza e su quello economico interno». «Qui – ha sottolineato il premier – c’è il governo italiano, chiamato, suo malgrado, ad affrontare uno dei tornanti più complessi della storia recente. E preferiremmo non doverlo fare da soli. Siamo di fronte a un’evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali e al venir meno di un ordine mondiale condiviso. Il punto è che noi viviamo, purtroppo, in un mondo che ci costringe a scegliere tra cattive opzioni. Quindi, da una parte consideriamo drammatico l’avvio di un altro conflitto, ma dall’altra sappiamo che si tratta di conseguenze che non sono neanche paragonabili ai rischi che correremmo se facessimo finta di nulla, di fronte allo scenario di un regime fondamentalista che massacra i suoi oppositori, colpisce i paesi del Golfo e si dota di missili a lungo raggio con testate atomiche». Quanto alle conseguenze per l’economia italiana che il conflitto potrebbe portare in dote, «abbiamo predisposto tutti gli strumenti di monitoraggio sull’andamento dei prezzi e il contrasto a eventuali fenomeni speculativi». «Riguardo l’attuale aumento dei prezzi dei carburanti – ha aggiunto Meloni al riguardo –, il messaggio che voglio dare, agli italiani, ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese, è: consiglio prudenza, perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso, se necessario, recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili».