Erdogan: «Guerra deve finire prima che travolga regione»

Esplosioni a Dubai e droni iraniani su obiettivi Usa nel Golfo, le difese del Qatar che continuano a intercettare missili, navi colpite nello Stretto di Hormuz: la dimensione regionale della guerra in Medio Oriente, cominciata dopo gli attacchi coordinati di Stati Uniti e Israele in Iran, sembra non arrestarsi. Ai raid – da giorni estesi da Israele a diverse aree del Libano contro le postazioni del gruppo Hezbollah, sostenuto da Teheran – seguono i missili e i droni iraniani. «Netanyahu non vuole che si veda come le potenti forze armate dell’Iran stanno punendo Israele per la sua aggressione. Ecco quello che i nostri uomini e le nostre donne sul campo riportano: distruzione totale causata dai nostri missili, leader in preda al panico e difese aeree nel caos. E siamo solo all’inizio», le parole scritte su X nelle scorse ore dal ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi. Tuttavia, quella di ieri in particolare, è stata la giornata più intensa delle operazioni in Iran, come spiegato anche dal segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth. Ma a preoccupare la comunità internazionale è, appunto, la dimensione regionale del conflitto. Durante un discorso al suo gruppo parlamentare, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che «questa guerra deve finire prima che si intensifichi e travolga completamente la regione». «Stiamo continuando pazientemente i nostri sforzi per riportare le parti al tavolo dei negoziati», ha poi aggiunto, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa. Intanto Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià dell’Iran, ha inviato via social un nuovo messaggio alla popolazione, invitando le persone a scioperare e a non presentarsi al lavoro quale forma di protesta ai danni del regime, cercando di rimanere però al sicuro nelle proprie abitazioni.