di Francesco Paolo Capone

È bastato che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, affermasse, in un’intervista alla CBS, che la guerra con l’Iran «è praticamente finita» a ribaltare la pesantissima situazione che, ieri, sui mercati finanziari l’impennata dei prezzi di petrolio e gas aveva creato. Oggi è tutto diverso: in calo il prezzo del petrolio, in netto rialzo Milano, segno positivo per le borse asiatiche, spread Btp-Bund in calo a 69 punti.
Tutto bene, allora? La regola del bicchiere mezzo pieno resta sempre valida, ma la turbolenza geopolitica fa rapidamente oscillare l’acqua nel bicchiere, una volta mezzo pieno e, subito dopo, mezzo vuoto. Per dirla più chiaramente, dobbiamo trovare un equilibrio in un contesto di estrema volatilità sia in termini geopolitici sia in termini di asset economici. Nell’era digitale, della finanziarizzazione dell’economia, dell’influenza sulla finanzia dei social media, le dichiarazioni di figure influenti – e per il mondo occidentale quella di Donald Trump è la più influente di tutte – possono spostare in un secondo il segno (+ o -) posto accanto a asset fondamentali, quali il petrolio, il gas, le valute e via discorrendo. Di riflesso, altrettanta volatilità si sta manifestando sui prezzi dei beni venduti nei mercati reali, nei quali “operano” persone che vivono soltanto di reddito da lavoro e da pensione e di qualche piccolo, nonché prudente, investimento.
Nel mezzo delle speculazioni, è il caso di dire, si ritrovano famiglie, lavoratori, pensionati e imprese che subiscono le scelte di altri e più potenti operatori senza avere armi sufficienti per difendersi da sbalzi e speculazioni. Stipendi e pensioni, infatti, non crescono altrettanto rapidamente. Per tali ragioni, l’UGL continua a sollecitare al governo sia interventi immediati, come sembra intenzionato a fare con il piano anti-speculazione su diesel e benzina, sia un confronto strutturale con le parti sociali perché fortemente in gioco ci sono diritti e interessi delle persone che rappresentiamo.
Il “sentiment” dei mercati – ovvero l’atteggiamento, la psicologia, le intenzioni degli operatori del mercato – verso un determinato asset è un parametro che sta diventando più importante del valore reale degli asset in questione. Non meno importante dovrebbe essere il “sentiment” delle persone reali sui mercati reali, nei quali, di questo passo, si rischia una nuova crisi inflazionistica.
Ciò che va fatto urgentemente è rendere l’Italia e l’Europa non più dipendenti da Paesi e da fonti di energia delle quali, storicamente, non possediamo le leve di prezzi e quantità. Indipendenza è una bellissima parola, che garantisce anche sicurezza, e che, adesso, abbiamo il dovere di realizzare.