Le richieste della Corte costituzionale al Parlamento per superare la norma Monti
La Corte costituzionale ritorna sull’annosa questione del pagamento del trattamento di fine servizio ai dipendenti pubblici. Si tratta di una diatriba che si trascina da tempo, da quando l’allora governo Monti introdusse una norma che prevedeva una erogazione differita della liquidazione per i lavoratori e le lavoratrici del pubblico impiego. Una misura che fu giustificata con la motivazione del dover ridurre la spesa pubblica. Successivamente, la Corte costituzionale è intervenuta sollecitando il Governo e il Parlamento ad allineare la disciplina sul Tfs a quella del trattamento di fine rapporto tipica del settore privato. L’ultimo intervento della Corte costituzionale è di questi giorni; nonostante in legge di bilancio ci sia una norma che riduce i tempi di attesa, l’alta corte, di fatto, chiede al Governo di legiferare entro un anno. I vari esecutivi che si sono succeduti negli ultimi quindici anni si sono sempre fermati davanti ai conti prodotti dall’Inps. Per l’Istituto, considerando arretrati e altre voci, si potrebbe arrivare ad un esborso superiore ai 15 miliardi di euro. Intanto, il ministro per la funzione pubblica, Paolo Zangrillo, si dice convinto che sarà possibile arrivare velocemente alla definizione dei rinnovi contrattuali per il triennio 2025-2027. In legge di bilancio, infatti, sono stanziate le risorse per assicurare l’adeguamento degli stipendi all’andamento dell’inflazione.