Solo il 30% dei lavoratori del settore, il 12% dei ricercatori

Un settore in crescita, con un fatturato globale previsto di 407 miliardi di dollari entro il 2027, ma nel quale le donne sono ancora troppo poche: è quello dell’Intelligenza Artificiale. Uno studio, in occasione dell’8 marzo, dell’Asian Development Bank attesta che a livello mondiale solo il 30% dei professionisti dell’IA è composto da donne. Il fenomeno si inserisce in una più ampia sottorappresentazione delle donne nel campo tecnologico: nelle carriere STEM costituiscono appena il 28,2% a livello globale, come rilevato dal World Economic Forum. Nel settore della ricerca sull’IA il divario è ancora più evidente: secondo il Financial Times, le donne rappresentano soltanto il 12% dei ricercatori. Le cause di questo gender gap, nonostante gli sforzi per la parità, sono diverse: si parte dai percorsi di formazione tecnico-scientifici, nei quali le donne sono ancora sottorappresentate, anche nei Paesi più avanzati e nell’Ue, all’ambiente aziendale e professionale, ancora discriminante sia per organizzazione del lavoro che per impostazione culturale, fino alle strategie politiche nazionali, che spesso non considerano la prospettiva di genere. Un ulteriore squilibrio riguarda i finanziamenti: le startup fondate da donne ricevono meno del 2% degli investimenti globali nello sviluppo dell’innovazione. Un problema non solo di equità nel mondo del lavoro, ma anche in termini di qualità e affidabilità delle tecnologie prodotte, come sottolineato dall’OCSE.