La Commissione UE vara l’Industrial Accelerator Act. Fuori tempo. Dopo diversi rinvii, una strategia per l’industria “Made in Europe”

In linea con le raccomandazioni del rapporto Draghi, ma di certo non con la tempistica indicata dall’ex presidente della Bce né con quella rappresentata dalla “novità” travolgente del momento e cioè il conflitto in Iran, la Commissione Ue ha varato ieri un pacchetto legislativo intitolato “Industrial Accelerator Act”. L’obiettivo non è soltanto quello di stimolare la produzione industriale, far crescere le imprese e l’occupazione nell’Unione Europea, sostenendo al contempo l’adozione da parte dell’industria di tecnologie più pulite e di basse emissioni di carbonio anche per gli appalti pubblici. Il suo vero obiettivo è introdurre requisiti mirati e proporzionati “Made in EU”. Dunque, un protezionismo in salsa Ue, arrivato a più di un anno di distanza dall’arrivo alla Casa Bianca del presidente Usa che ha fatto del MAGA – Make America Great Again – il suo cavallo di battaglia. Protezionisti, com’è noto, sono anche i cinesi. Ora, finalmente, anche noi europei.  Attenzione, però, siamo ancora di fronte ad una bozza di regolamento. Seppure il termine “Accelerator” lasciasse qualcuno ben sperare, va detto che il pacchetto di misure sarebbe dovuto arrivare già nel mese di dicembre. Quindi è ancora più in ritardo. È stato frenato, infatti, da contrapposte visioni sull’ambito geografico da considerare, cioè su come introdurre una preferenza europea senza per questo escludere del tutto i partner più stretti dell’Unione. La Francia – e il commissario incaricato del dossier, il vicepresidente con delega alla Strategia industriale Stéphane Sejourné – ha sempre spinto per un’interpretazione più restrittiva di tale ambito geografico, mentre dalla Germania e da altri commissari UE arrivavano indicazioni più aperte al libero commercio, sintetizzate nello slogan “made with Europe” piuttosto di “made in Europe”. In che cosa consiste, dunque, il protezionismo europeo? Nell’introduzione, per la prima volta, di un criterio di preferenza europea – appunto la clausola “made in Europe” – per gli approvvigionamenti industriali in alcuni settori specifici come le industrie energivore (acciaio, alluminio e cemento), le tecnologie pulite (eolico, pompe di calore, nucleare, fotovoltaico e batterie) e l’automotive, con un quadro normativo che può essere esteso ad altri settori ad alta intensità energetica, come quello chimico. Obiettivo della Commissione è rafforzare le capacità produttive europee e stimolare la domanda di tecnologie e prodotti puliti realizzati in Europa. L’atto prevede l’obbligo per gli Stati membri di istituire un’unica procedura di autorizzazione digitale per accelerare e semplificare i progetti di produzione. L’Industrial Accelerator Act dovrà ora essere negoziato dal Parlamento europeo e dagli Stati membri prima dell’adozione definitiva. Prevedibili le modifiche nel corso dell’iter, dato il difficile negoziato degli scorsi mesi.