Domani i ministri Tajani e Crosetto riferiranno alle Camere in merito all’evoluzione del quadro internazionale
L’agenda politica di fatto stravolta. Questo uno dei primi effetti della guerra in Iran, avviata sabato scorso da Stati Uniti e Israele. Nonostante il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia sia ormai alle porte, i tanti dossier economici – peraltro ora aggravati dalla crisi in Medio Oriente – e il capitolo legge elettorale sul tavolo, la situazione di conflitto e incertezza geopolitica sembra avere preso il sopravvento. Il senso di urgenze si è osservato ancora oggi, quando il premier Giorgia Meloni ha presieduto al riguardo, come riferito da Palazzo Chigi, un nuovo vertice di governo. Alla riunione hanno partecipato i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini (quest’ultimo da remoto), il ministro della Difesa, Guido Crosetto, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Presenti anche i vertici dell’intelligence. «Nella giornata di domani, giovedì 5 marzo – informa Palazzo Chigi –, i ministri Tajani e Crosetto riferiranno alle Camere in merito all’evoluzione del quadro internazionale». Alla presentazione della Relazione annuale dell’intelligence, Mantovano ha riferito che «non c’è stata richiesta» da parte degli Usa di utilizzo di basi militari in Italia, mentre «stiamo valutando la richiesta di mezzi difensivi» giunta dai paesi del Golfo «e ciò avverrà nel rapporto tra governo e Parlamento». Quanto alla sicurezza interna, ha fatto invece sapere il titolare del Viminale Piantedosi, intervenuto alla CyberSec 2026, andranno monitorati «anche come si assesteranno i posizionamenti di tipo ideologico rispetto a quelli che sono i temi che emergeranno nel protrarsi del conflitto, con ripercussioni su quelli che sono i movimenti di piazza che sempre ci preoccupa».