Siamo reduci da evento promosso dall’UGL a Milano, dopo quello di Roma, per il “Sì” al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. Eventi – e ne sono in programma altri – che per noi e per la nostra comunità sindacale rappresentano un momento importante di confronto con i cittadini su un tema centrale per il futuro della giustizia italiana. Siamo convinti che la riforma porterà a un rapporto tra cittadini e giustizia più sano, equilibrato e basato sulla fiducia.
Siamo altrettanto convinti che sia doveroso andare a votare e provare a sconfiggere il “partito dell’astensionismo” che molti abbinano alla rappresentanza. Ma non è soltanto così. Non andare a votare per il referendum sulla giustizia, oltre a mancare l’esercizio del principale diritto-dovere di partecipazione democratica, significa soprattutto contribuire al mantenimento dello status quo.
I partiti del “No”, al di là della propaganda, puntano decisamente a quella fetta ampia di astensionismo che, ad ogni tornata elettorale, purtroppo si manifesta puntualmente fino a diventare il “primo partito”. È un fenomeno strutturale, figlio dei tanti, troppi governi tecnici, che hanno fortemente intaccato la sovranità della nostra Nazione fino alle elezioni del 2022.
Il referendum serve anche a riportare i cittadini alle urne non solo per un diritto-dovere, ma anche per il desiderio di incidere più “chirurgicamente” sulle scelte politiche.
Secondo lo studio Legacoop-Ipos, «per il 63% degli italiani il voto non incide». C’è anche un 82% che ritiene i referendum importanti ma poi le «strumentalizzazioni» lo allontanano, nonostante la larga maggioranza degli italiani continui ad essere interessata alla politica. Pesano, purtroppo, la sfiducia, la disillusione e le fragilità socio-economiche.
Comprensibile, tuttavia, se non si fa nulla di nuovo, nulla di nuovo accadrà e la sfiducia aumenterà. Per cambiare, occorre andare a votare e non basta protestare o scrivere sermoni sui social. Non si deve cadere nella trappola del disfattismo e della sfiducia.
Ovviamente noi dell’UGL siamo convinti che si debba votare “Sì” alla separazione delle carriere, perché solo così si rafforzerà l’equilibrio tra accusa e difesa e aumenterà la credibilità dell’intero impianto giudiziario, molto importante in termini di libertà, democrazia e sviluppo economico. È indispensabile intervenire sulle regole affinché le funzioni si svolgano in modo chiaro e imparziale. Una magistratura sempre più trasparente nelle procedure costituisce una garanzia non solo per chi amministra la giustizia, ma soprattutto per i cittadini, che devono poter confidare in un sistema fondato sul merito, sull’imparzialità e sulla piena tutela dei diritti.