Effetto Iran: borse UE in picchiata. Calano le scorte del gas in Europa
Mentre in Iran e Medio Oriente si entra nel quarto giorno di guerra e le fiamme del conflitto rischiano di espandersi, con raid dell’Idf su Teheran e su Beirut, droni iraniani che colpiscono l’ambasciata americana a Riad che va a fuoco, l’allarme per le sedi diplomatiche Usa in Medio Oriente, chiuse «fino a nuovo avviso» quella del Kuwait, mentre al personale non essenziale si chiede di lasciare Barhein, Giurdania e Iraq, in Europa – e nel resto del mondo – le Borse viaggiano in forte calo per l’incertezza che regna sovrana sia in merito alla durata del conflitto sia per l’estensione delle azioni militari. Secondo S&P la gravità della situazione è passata «da elevata a grave nei nostri scenari predefiniti» e, di conseguenza, è aumentata la possibilità che si verifichino eventi in grado di indebolire la qualità del credito in tutti i settori. Il nostro scenario di base rimane quello di un conflitto militare relativamente breve. A metà seduta Milano mette a segno una tra le peggiori performance del Vecchio Continente con un calo del 3,98%, ampiamento sotto i 45mila punti. Segno meno anche per Parigi (-2,9%) e Francoforte (-3,65%).
Non solo: calano anche le scorte di gas che sono scese al 30% a 343 TWh; il valore più basso da marzo del 2018. La situazione più critica è in Germania dove, secondo la piattaforma Gie Agsi, le scorte si attestano al 20,83% a 52,3 TWh, mai così in basso dal 30 aprile del 2018. Va un po’ meglio per l’Italia che vede un calo al 47,6% a 96,79 TWh, il valore più basso dallo scorso 30 aprile. Il tutto mentre prosegue la corsa dei prezzi del gas che sulla piattaforma di Amsterdam si mantiene sui massimi dal 2022 dopo l’escalation del conflitto in Iran. In particolare, i contratti segnano un rialzo del 38,85% a 61,80 euro al megawattora a seguito dell’incertezza sulla durata del blocco delle esportazioni dal più grande impianto di Gnl al mondo in Qatar ed il suo impatto sulle forniture mondiali.
Secondo il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, «se le Borse vanno giù a precipizio, la gestione del risparmio non farà più i miracoli che ha fatto negli anni scorsi». «Quindi “primum vivere” e cioè dobbiamo vedere risolta questa questione della guerra». Sembra facile.