di Francesco Paolo Capone

Con l’operazione “Ruggito del Leone”, l’offensiva congiunta di Israele e Usa contro l’Iran, siamo ad un altro tornante della storia. Con quali conseguenze?
Non solo è difficile dirlo, ma, come ci ha ricordato oggi il “CEO & Board Confidence Monitor” di Heidrick & Struggles, più della metà dei CEO e dei membri dei board delle aziende italiane quotate (57%) considera – già in tempi antecedenti all’operazione scattata in Medio Oriente – l’instabilità economica il rischio maggiore per il 2026. Senza tralasciare l’incertezza derivante dalle politiche fiscali e normative, che rende ancora più difficile la pianificazione strategica in un contesto politico instabile. Ma l’incertezza e l’instabilità non pesano soltanto sulle imprese. Anche per le famiglie, per i singoli che vivono di redditi da lavoro o da pensione, l’attacco di Israele e Usa all’Iran pone nuove preoccupazioni e, in prospettiva, la necessità da parte del Governo, e dei vari Governi in tutta Europa, di nuovi interventi in materia di politiche energetiche.
Il decreto-legge 21/2026 contenente “misure urgenti per la riduzione del costo dell’energia elettrica e del gas e altre disposizioni” si trova adesso ad agire in un contesto geopolitico completamente diverso da quello esistente al momento in cui è stato concepito. A maggior ragione, l’UGL, anche nell’audizione di oggi proprio sul medesimo decreto-legge, ha ribadito la necessità di avviare una decisa azione per una maggiore indipendenza energetica del Paese. Che l’operazione in Iran duri quattro giorni o più, vanno individuate tutte le strade percorribili per rendere il sistema Paese meno dipendente dall’estero. Diventa fondamentale per una Nazione come l’Italia definire politiche energetiche nel solco della sostenibilità economica, ambientale e sociale, a garanzia del sistema produttivo e delle famiglie, ancora troppo esposte alle fluttuazioni dei mercati. Tanto più, va monitorata con attenzione la situazione in Medio Oriente.
Non è più soltanto un’ipotesi, a questo punto, l’eventuale impennata del prezzo del petrolio che, nel caso si avverasse, avrebbe ripercussioni dirette sul costo dei carburanti e, indirettamente, del gas. Aspetti che non sono stati trattati dal decreto-legge “bollette”, se non parzialmente per quel che riguarda la fornitura di gas alle imprese, per l’istituzione di un servizio di liquidità per calmierare i prezzi all’ingrosso del gas naturale e per l’introduzione di meccanismi di riforma, che, in ragione del fatto che la conversione in legge del provvedimento è attesa per il 20 aprile, potrebbero rientrare nel corso dell’iter parlamentare sotto forma di emendamenti al testo.
In conclusione, come organizzazione sindacale, siamo qui a chiedere e a sottolineare l’urgenza di una politica energetica sempre più forte e tempestiva che metta al centro lavoratori, famiglie e imprese e, con essi, l’intero sistema produttivo italiano.