Dazi e Iran, il discorso sullo Stato dell’Unione del presidente Usa
Il più lungo discorso sullo Stato dell’Unione. Quasi due ore in cui ha rivendicato i successi della sua amministrazione e delineato il percorso che gli Stati Uniti hanno davanti a sé. Un Donald Trump in purezza, per stile e retorica, quello che si è presentato (nella notte italiana) al Congresso. Un’economia migliore e un più efficiente controllo dei flussi migratori – ha ribadito l’inquilino della Casa Bianca durante il suo intervento –, i principali traguardi raggiunti in ambito domestico. «Dopo appena un anno, posso dire con dignità e orgoglio che ci siamo trasformati e non torneremo dove eravamo prima. Abbiamo avuto una svolta epocale. Il nostro paese è tornato e non tornerà indietro», le sue parole. Poi ha ricordato gli obiettivi raggiunti in politica estera, citando, tra gli altri, i dossier Congo e Nagorno-Karabakh. Così come, ovviamente, il capitolo Gaza e l’istituzione del Board of Peace. Sull’Ucraina ha assicurato di essere al lavoro per una conclusione rapida del conflitto. Ma sono due gli argomenti che di più potrebbero avere interessato gli osservatori “esterni” in questa fase, vale a dire quando ha parlato di Iran e di dazi. Quanto a Teheran, ha sostenuto Trump, «sta sviluppando missili in grado di colpire l’Europa e gli Stati Uniti. Non permetterò mai che abbia il nucleare». Sui dazi, invece, ha definito «infelice» la recente decisione della Corte Suprema di dichiararli illegali, ma ha anche aggiunto che proseguirà con la politica delle tariffe, anche attraverso strumenti che non richiedano l’approvazione del Congresso. «Con il passare del tempo – il suo ragionamento al riguardo –, credo che le tariffe pagate dai paesi stranieri, come in passato, sostituiranno sostanzialmente il moderno sistema di imposta sul reddito».