di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
La tragedia avvenuta al largo del porto di Livorno, dove un marittimo di appena trent’anni ha perso la vita in seguito all’urto con uno yacht, impone di nuovo di mettere al centro della riflessione, non solo sindacale, ma anche politica, il tema della salute e sicurezza sul lavoro. Oltre al cordoglio da esprimere nei confronti della famiglia del giovane lavoratore deceduto, serve un’assunzione di responsabilità collettiva. Le morti sul lavoro continuano a rappresentare una piaga sociale che non possiamo più tollerare. Anche il comparto marittimo e portuale, strategico per l’economia nazionale, resta esposto a rischi elevati, legati alla complessità delle manovre, alle condizioni meteo-marine e alla gestione delle interferenze tra diverse unità operative. Proprio per questo necessita di protocolli rigorosi e aggiornati, di una formazione continua e di investimenti tecnologici adeguati, perché la sicurezza non può essere affidata alla sola esperienza individuale o alla routine operativa, ai quali aggiungere la necessità di intervenire sull’organizzazione del lavoro, evitando turnazioni eccessive, carichi prolungati e carenza di personale, che incidono sulla lucidità e aumentano il rischio di incidenti. Ma il problema della salute e sicurezza sul lavoro resta generale ed intersettoriale: lo dimostrano i dati Inail, che attestano, per il 2025, 792 morti in occasione di lavoro a cui si aggiungono 293 decessi in itinere ed otto incidenti mortali fra gli studenti in alternanza scuola-lavoro. Parliamo di oltre mille vite spezzate, una conta drammatica, segnale di una fragilità che riguarda l’intero sistema. Allineare l’Italia agli standard dei Paesi europei più virtuosi non è un obiettivo astratto, ma un dovere morale e istituzionale. La sicurezza è un investimento sulla dignità del lavoro e sulla credibilità del nostro sistema produttivo. Come Ugl continueremo a vigilare e a proporre soluzioni concrete, affinché nessuno debba più perdere la vita mentre svolge il proprio lavoro. È necessario rafforzare con decisione le attività di prevenzione utilizzando tutte le tecnologie attualmente disponibili, intensificare e coordinare i controlli ed, infine, investire sempre di più nella formazione all’interno del mondo del lavoro, nel sistema di istruzione, presso il complesso della cittadinanza, per generare una vera e propria nella cultura della sicurezza, per fare in modo che il valore della sicurezza sia immagazzinato nell’immaginario collettivo e non sia considerato un costo o un elemento accessorio e trascurabile. Solo attraverso un impegno concreto e condiviso tra istituzioni e parti sociali si può contrastare efficacemente un fenomeno che svilisce la dignità del lavoro e rappresenta una sconfitta per l’intero sistema Paese, tutelando efficacemente i lavoratori e garantendo che nessuno perda la vita mentre svolge il proprio lavoro.