Congedo paritario, una bella proposta (PD). Peccato senza copertura finanziaria. Per la Ragioneria generale dello Stato sono «inidonee» le coperture finanziarie previste

Congedi parentali paritari, una bella battaglia ma portata avanti soltanto per dire, da parte del Pd, che il governo Meloni «scappa» e che si tratta di «un’altra occasione persa». Ma non è così. A prima firma di Elly Schlein, segretaria del Pd, e sottoscritta da tutti i leader della minoranza, al centro della questione c’è la proposta di legge che prevede cinque mesi di congedo parentale obbligatorio per ciascun genitore non trasferibile. Obiettivo (apparente) delle opposizioni è equiparare i mesi di congedo parentale previsti per le madri e i padri, portandoli dall’80 al 100%. Dall’80% perché, «con la prima legge di Bilancio del governo Meloni – ha spiegato intervenendo in Aula, Walter Rizzetto, (FdI), presidente della Commissione Lavoro alla Camera – sono stati aumentati i congedi parentali dal 30% all’80% per un mese. Con la legge di Bilancio 2024 abbiamo aumentato di un altro mese e con quella per il 2025 abbiamo aumentato i congedi aggiungendo ancora un mese: congedi da 3 mesi sino all’80%». Senza dimenticare il contributo per i nuovi nati, la riforma dell’Isee.
Davvero una bella proposta, quella del Pd, – o una provocazione inutile? – respinta dal centrodestra per un motivo concreto. Un parere richiesto alla Ragioneria generale dello Stato ha rivelato che sono «inidonee» le coperture finanziarie previste dalla proposta. Di conseguenza, parere negativo in commissione Bilancio con la richiesta di «soppressione» degli articoli del provvedimento. Le forze di opposizione auspicavano un rinvio dell’esame da parte dell’Aula, così da poter riaprire i termini per presentare gli emendamenti e ridefinire le coperture. Ma il centrodestra, con 23 voti di scarto, ha respinto al mittente il rinvio. La proposta di legge è, dunque, archiviata e, adesso, usata come clava politica. Più che di «una occasione persa della maggioranza di aprire un dibattito su una misura che sarebbe una rivoluzione culturale nel Paese», come dichiarato dalla segretaria del Partito Democratico, bisognerebbe chiedersi, seguendo Rizzetto, «perché il Pd non ha avuto il coraggio di votare tre leggi che hanno aumentato dal 30% all’80% l’indennità per i congedi».