Nonostante la Corte Suprema, la politica commerciale di Trump resta intransigente e di nuovo imprevedibil

Dopo la decisione della Corte suprema americana di dichiarare, giorni fa, illegali i dazi imposti dal presidente Usa, Donald Trump, e dopo la decisione dello stesso Trump di rispondere alla Corte facendo entrare in vigore, dalle 6 di stamattina, nuovi dazi globali del 10%, ci ritroviamo in un territorio di grande incertezza. Perché la sentenza della Corte Suprema non ha scalfito la politica commerciale scelta da Trump, il quale, infatti, ha ribadito la sua linea dura e intransigente, avvertendo i Paesi «che faranno i furbi», cioè che approfittassero eventualmente della sentenza della Corte Suprema per cambiare le carte in tavola, che «si troveranno ad affrontare tariffe molto più alte e peggiori di quelle concordate di recente». Resteranno in vigore per 150 giorni i dazi al 10%, fino alla fine di luglio, come previsto dalla Section 122 del Trade Act del 1974. Ma Trump potrebbe anche decidere di prolungarli, ricorrendo, stavolta, al Congresso. Altra incertezza.
Dal canto suo, il Parlamento europeo ha risposto annunciando che il lavoro legislativo sulla ratifica e l’attuazione dell’accordo commerciale a suo tempo stipulato con gli Stati Uniti, noto come “Turnberry Deal”, è temporaneamente sospeso. Pur comprendendo la necessità di una riflessione sulle politiche commerciali, si comprendono altrettanto le raccomandazioni provenienti dal mondo produttivo e da esponenti del governo italiano, e cioè muoversi sì, ma con prudenza. Ovvero, tradotto: evitando scontri diretti con la Casa Bianca.
Ciò che ci auguriamo è che il “Turnberry Deal” venga recuperato e, altrettanto, che nuove strategie europee vengano presto attuate, guardando alla competitività, come sarebbe, ad esempio, una reale introduzione del principio di neutralità tecnologica. Basti pensare che relativamente alle immatricolazioni auto, dopo un 2025 con segno positivo, il mercato dell’Europa Occidentale (UE+EFTA+UK) apre il 2026 in rosso del 16%.
Ben vengano, dunque, tutte le iniziative che a livello ministeriale, tra Esteri e ministero per le Imprese, si stanno portando avanti; ben venga ancora di più l’azione diplomatica che il nostro presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha saputo sempre rappresentare sia in UE sia verso gli USA.
In conclusione, se le imprese italiane chiedono stabilità e certezze, altrettanto facciamo noi dell’UGL, proprio in quanto organizzazione sindacale che difende gli interessi, insieme ai diritti ovviamente, delle lavoratrici e dei lavoratori.