di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Dopo la conclusione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, in attesa delle Paralimpiadi che inizieranno il 6 marzo, è lecito un bilancio su un evento che è stato un banco di prova per l’Italia, non solo in termini sportivi – e da questo punto di vista non ci si può lamentare, con 10 ori, 6 argenti e 14 bronzi, per un totale di 30 medaglie, che posizionano il nostro Paese ai vertici della classifica mondiale – ma anche organizzativi. Complimenti unanimi per la gestione dell’evento, il primo del suo genere, con i “giochi diffusi” in diverse location, un modello organizzativo che ha funzionato e che si pensa di replicare in altre edizioni; l’ospitalità, sia nei confronti degli atleti, circa 3mila provenienti da 93 Paesi, che dei tifosi italiani e stranieri venuti a sostenere i propri colori, con circa un milione e 300mila biglietti venduti; la simpatia delle mascotte, la bellezza e la raffinatezza delle cerimonie d’apertura e chiusura dell’evento, tenutesi rispettivamente allo stadio San Siro di Milano ed all’Arena di Verona. Un apprezzamento generale, che si può sintetizzare nelle parole della presidente del Cio, Kirsty Coventry, che ha definito quello italiano il «nuovo standard per il futuro» e che ha ringraziato il nostro Paese per «aver condiviso con il mondo il proprio meglio». Insomma, un risultato indubbiamente positivo, come ricordato anche dal presidente della fondazione Milano-Cortina, Giovanni Malagò, che ha parlato di un’Italia «di parola, che ci ha reso orgogliosi» e dal presidente del Coni Luciano Buonfiglio, che ha definito «l’Italia da 30 e lode», con un gioco di parole tra promozione a pieni voti per l’organizzazione dell’evento e numero di medaglie conquistate. Adesso la staffetta per le prossime olimpiadi invernali è passata alla Francia, ed è inevitabile, e impietoso, il paragone con gli scorsi giochi estivi parigini, sperando che l’esempio italiano possa aiutare i cugini transalpini ad organizzare, stavolta, un evento più adeguato. All’Italia, conclusa l’edizione 2026, resterà una significativa eredità. Nell’immediato, gli oltre 35mila posti di lavoro generati dai giochi, nei settori dell’edilizia e dei servizi, il ritorno economico determinato dalla macchina olimpica, tra biglietti venduti e impennata dell’afflusso turistico, l’indotto mediatico con giochi seguitissimi in tutto il mondo. Per il futuro, in termini di sviluppo delle infrastrutture, promozione internazionale del territorio e competenze acquisite. Smentiti i gufi e disinnescate le proteste politicizzate ad orologeria, che avrebbero voluto boicottare i giochi a costo di compromettere l’immagine del Paese, ora è lecito, come fa intendere il ministro Abodi, puntare «coi tempi e i modi giusti» anche sulle Olimpiadi estive, perché l’Italia, e lo ha dimostrato, ha tutte le carte in regola per sognare in grande.