Grande attenzione verso i gruppi sociali più in difficoltà nell’accesso alla casa

A dicembre, il Parlamento europeo ha presentato uno studio, volto a mappare il bisogno abitativo nell’Unione europea, provando a delineare un percorso più complessivo per uscire da quella che appare come una vera e propria emergenza, causata dal persistere di troppe disuguaglianze nell’accesso all’abitazione. Peraltro, anche laddove le famiglie hanno la possibilità di avere una abitazione, troppo spesso si presentano forti differenze nella qualità dell’abitare. In queste settimane, la questione è stata rilanciata ad ogni livello, con convegni, ma anche con delle discussioni in seno al Comitato economico e sociale europeo, organismo nel quale sono presenti, per l’Italia, fra gli altri, i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e delle associazioni datoriali. Lo studio del Parlamento europeo, da subito, si concentra sui gruppi sociali più svantaggiati (famiglie a basso reddito, migranti, minoranze etniche, single in generale e donne single in particolare, giovani, anziani, persone con disabilità) e sugli effetti diretti e indiretti. Gli alti costi per l’accesso alla casa si riflettono sull’educazione, sul benessere fisico e mentale, sull’inclusione sociale, sulla mobilità lavorativa. Uno scenario che, peraltro, rischia di peggiorare, alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione, come pure per la diffusione del cosiddetto over-tourism, l’eccesso di presenza turistica, che alimenta il fenomeno degli affitti brevi nelle grandi città e nei piccoli centri ad esse limitrofe.