di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Il welfare aziendale non può più essere considerato un elemento accessorio della retribuzione, ma sta diventando una leva strategica per rafforzare il potere d’acquisto dei redditi da lavoro. Lo confermano i dati di cui si parla oggi sul Riformista: nel 2025 il 78% dei crediti welfare è stato speso nei primi tre mesi dall’erogazione e il 74% dei lavoratori che ha ricevuto un premio di risultato ha scelto di convertirlo in servizi e prestazioni, anziché in liquidità. Si tratta di un segnale chiaro di cambiamento nelle priorità delle persone. In una fase segnata dall’erosione del potere d’acquisto e dall’aumento del costo della vita, il welfare rappresenta uno strumento concreto di sostegno alle famiglie. Sanità integrativa, istruzione, trasporti, sostegno alla genitorialità e buoni spesa diventano risposte immediate a bisogni reali. La scelta di convertire il premio in welfare indica che i lavoratori percepiscono questi strumenti come più vantaggiosi e stabili rispetto alla sola erogazione monetaria, anche grazie alla fiscalità agevolata prevista dalla normativa vigente. La finanziaria 2026 rafforza ulteriormente questo percorso, con misure che aumentano le soglie esentasse per i benefit più diffusi, rendono fiscalmente più appetibili i premi di risultato integrati nei piani welfare, consolidano norme su buoni pasto e fringe benefit e offrono strumenti pratici per rendere i piani più flessibili e orientati ai bisogni dei lavoratori. Queste iniziative rappresentano un passo avanti nel processo di integrazione del welfare aziendale nella disciplina fiscale e contrattuale, favorendo un ruolo sempre più centrale di questi strumenti nelle politiche del lavoro e nelle relazioni industriali italiane. Ma il punto centrale resta un altro: il welfare deve essere governato dalla contrattazione collettiva e non lasciato alla sola iniziativa unilaterale delle imprese. Se ben strutturato, rafforza il legame tra produttività e redistribuzione, migliora il clima aziendale, riduce il turnover e valorizza il capitale umano. Non sostituisce il salario, ma ne integra la funzione, rendendo più efficiente la distribuzione del costo del lavoro e sostenendo la stabilità occupazionale. Anche nelle piccole e medie imprese il welfare sta diventando sempre più diffuso, segno che non è più prerogativa delle grandi realtà. Estendere le tutele e le opportunità a tutto il tessuto produttivo significa rafforzare la coesione sociale e la competitività complessiva del Paese. Come Ugl, riteniamo necessario consolidare questo percorso, incentivando la contrattazione di secondo livello e garantendo equità di accesso e reale spendibilità delle prestazioni. Investire nel benessere dei lavoratori significa investire nella produttività e nella crescita, per coniugare sviluppo economico e tutela sociale, rafforzando il lavoro come motore della ripresa nazionale.