Discusse prospettive per ricostruzione e sicurezza internazionale

L’inaugurazione del Board of Peace, il nuovo organismo guidato dal presidente statunitense Donald Trump con l’obiettivo della ricostruzione di Gaza, non ha lasciato l’indomani la comunità internazionale indifferente. Il ruolo del Board che, secondo i suoi detrattori, potrebbe nel lungo periodo sostituire l’Onu è oggi uno dei punti più discussi («Penso che le Nazioni Unite abbiano un grande potenziale. Il Board of Peace avrà quasi il compito di sorvegliare le Nazioni Unite e di assicurarsi che funzionino correttamente», ha però sostenuto Trump al riguardo). Quella di ieri a Washington è stata una riunione programmatica, in cui diversi paesi coinvolti, come annunciato dallo stesso presidente Usa, hanno contribuito per un totale di sette miliardi raccolti, cui vanno aggiunti quelli che verranno stanziati dagli Stati Uniti. Inoltre, cinque paesi – Marocco, Indonesia, Kazakistan, Kosovo e Albania – hanno offerto disponibilità per una forza di sicurezza internazionale. Non appare troppo un caso che nelle ultime ore sia tornata a farsi sentire anche Hamas (che stando alle rivelazioni di alcuni media, tra cui la Bbc, starebbe tenendo elezioni per nominare un nuovo leader ad interim). In una dichiarazione, il gruppo palestinese ha sostenuto che «qualsiasi processo politico o accordo discusso riguardante la Striscia di Gaza e il futuro del nostro popolo deve iniziare con una completa cessazione dell’aggressione, la revoca del blocco e la garanzia dei legittimi diritti nazionali del nostro popolo, primo tra tutti il diritto alla libertà e all’autodeterminazione». Sulla riunione di ieri è poi intervenuta la Commissione europea, che tramite un portavoce ha affermato che la partecipazione al vertice non corrisponde in automatico a un ingresso nell’organismo.