di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Il decreto bollette approvato ieri dal Governo rappresenta un intervento positivo in una fase in cui il costo dell’energia continua a gravare in modo significativo sui bilanci delle famiglie e sulla competitività delle imprese. L’incremento del bonus fino a 315 euro per i nuclei vulnerabili e l’estensione delle misure di sostegno anche alle fasce con Isee fino a 25 mila euro costituiscono un segnale concreto di attenzione verso chi più risente delle dinamiche inflattive e dei rincari energetici. Il decreto introduce, poi, alcuni elementi che mirano a incidere in maniera più strutturale sul sistema. La riduzione degli oneri per milioni di imprese e gli interventi sui costi di elettricità e gas – per piccole, medie e grandi aziende, comprese quelle energivore – vanno nella direzione di rafforzare la tenuta del tessuto produttivo nazionale, in un contesto in cui le imprese italiane scontano da tempo costi energetici superiori rispetto a molti competitor esteri. Il provvedimento introduce inoltre un meccanismo che punta al disaccoppiamento tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas, attraverso una piattaforma pubblica che consente alle imprese di aggregarsi e acquistare energia direttamente dai produttori tramite contratti di lungo periodo, con la garanzia dello Stato. Si tratta di uno strumento che può contribuire a ridurre l’esposizione alle oscillazioni speculative e a garantire maggiore stabilità nel tempo. Nella stessa direzione si colloca l’intervento sui diritti ETS, con la proposta di scorporarne il peso dalla determinazione del prezzo delle energie rinnovabili, al fine di contenere ulteriormente il costo delle bollette. Una scelta che richiederà l’autorizzazione dell’Ue e che si inserisce in una prospettiva di rafforzamento strutturale della competitività del sistema produttivo. Le misure adottate mirano ad alleggerire in modo duraturo il peso dell’energia su famiglie e imprese, riequilibrando una voce di costo che negli ultimi anni ha inciso profondamente sul potere d’acquisto e sulla capacità industriale del Paese, con riflessi diretti su occupazione e investimenti. Resta, comunque, evidente che la questione energetica non può essere affrontata esclusivamente sul piano nazionale. È necessario un impegno più incisivo a livello comunitario, volto a rivedere le regole del mercato elettrico, a coordinare le politiche di approvvigionamento e a costruire una strategia comune che consenta di coniugare transizione energetica, sicurezza degli approvvigionamenti e sostenibilità economica e sociale. Solo attraverso una visione di lungo periodo, fondata su investimenti nella produzione europea di energia, diversificazione delle fonti e stabilità regolatoria, sarà possibile ridurre strutturalmente il costo dell’energia e attivare un circolo virtuoso capace di garantire coesione sociale, crescita economica e lavoro.